Mondiali: vince la Germania unita, delirio a Berlino

BERLINO. – Sono campioni del mondo. La prima coppa dalla riunificazione. ”Da bist du ja endlich!”, ”Coppa eccoti qua finalmente!”, titola la Bild su un trofeo attesissimo, che in una Germania forte, locomotiva d’Europa al centro dell’attenzione generale, torna finalmente in un paese ”normale”. L’ultima se la aggiudicò la Germania Ovest nel ’90, il muro era caduto, ma le Germanie erano ancora due. Alla Porta di Brandeburgo la folla esplode. Se chiedi in giro agli addetti al servizio d’ordine ti dicono che in strada ci sono più di un milione di persone, già prima della partita. I dati ufficiali parlano invece di 300 mila tifosi lungo il Fanmeile, 1,2 km tinti di rosso giallo e nero, lungo la Strasse dedicata al 17 giugno, fra la colonna della vittoria e la celeberrima porta che divideva l’ovest dalla DDR. All’inizio ci sono per lo più i giovanissimi: la generazione nata nel Paese ormai riunificato, quella che non ha alcuna remora a sventolare la bandiera e ad ammainarla in qualsiasi forma, esibendola perfino disegnata sulle guance per due euro. La indossano, come gonna mantello parrucca berretto, si tingono i baffi dei suoi colori, immergono il volto nelle tre vernici. Hanno venti, venticinque anni, e la pioggia battente non li ha convinti a tornare a casa: bagnati fradici hanno tenuto duro per arrivare a godersi la vittoria, arrivata solo ai supplementari di una partita seguita col fiato sospeso. Il Fanmeile più imponente delle Germania ha chiuso i suoi sei accessi un’ora prima della partita al public viewing, regalato ai berlinesi su decine di schermi. Ma subito dopo il gol che ha realizzato il sogno è la capitale intera a scendere per strada a festeggiare. Fiumi di birra e migliaia di curry wurst, perché qui il cliché è vita reale, e la gente si diverte davvero così. Nei quartieri di periferia si spara per ore, perché Berlino è in grado di farsi sentire coi botti, e di sorprendere coi fuochi, come se fosse una città di mare, una città del Sud. Lungo il celebre corso del Ku’damm, incastonato di firme e Porsche, caroselli clacson e motociclisti fanno da sfondo al delirio di una notte appena iniziata. ”80,8 milioni di cuori battenti oggi per voi”, titolava Bild stamani. ”Voi siete il papa, ma noi siamo gli dei”, era la sfida lanciata dal tabloid BZ. Molte ore dopo, a mezzanotte, la festa, dedicata all’11 di Loew, è appena iniziata, e il cuore della città pulsa come sempre all’ombra della quadriga. ”Non ho mai dubitato che ce l’avrebbero fatta, sono una grandissima squadra! L’Argentina era forte, fortissima, ma noi questa coppa l’abbiamo strameritata”, grida Paul. ”E anche se la partita storica resta quella col Brasile – conclude – quella che volevamo, quella che dovevamo vincere era questa. Anche con un solo gol”. ”Superdeutschland” grida, canta la folla. Perchè stasera i tedeschi, una volta tanto, non sono timidi nè intimoriti dall’idea di essere qualcosa di ‘grande’: la Germania super di Jogi lo è, e va omaggiata senza remore. (di Rosanna Pugliese/ANSA)

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