La giornata politica: Renzi tra Berlusconi e Grillo

Pubblicato il 14 luglio 2014 da redazione

ROMA. – I riflettori sono tutti puntati sulle riforme, ma a preoccupare Matteo Renzi è la possibile saldatura di questo tema con quello della crisi economica. Lo dimostra il fatto che palazzo Chigi si sia affrettato a smentire l’ipotesi, circolata nelle ultime ore, di un anticipo ad agosto della legge di stabilità 2015: si tratterebbe di una ”manovra camuffata”, denuncia Renato Brunetta, per scongiurare il commissariamento della Troika. A questo punto, secondo il capogruppo dei deputati azzurri, è necessario che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan informi il Parlamento sul reale stato dei conti pubblici. I dissidenti di Forza Italia tentano in questo modo di sottrarre il partito a quella che Raffaele Fitto ha definito, in una lettera aperta a Silvio Berlusconi, l’ipnosi renziana. La richiesta è di un’opposizione più dura al governo sulla politica economica, pur rispettando i limiti della collaborazione istituzionale voluta dal Cavaliere. L’insidia è chiara: il patto del Nazareno, apparso fin qui blindatissimo grazie all’azione diplomatica di Denis Verdini, potrebbe subire qualche smagliatura, sufficiente a rimettere in gioco la minoranza interna di Fi guidata da Fitto. E’ un gioco rischioso anche perché il Rottamatore non manca di far capire che in caso di difficoltà sarebbe sempre pronto il ”forno’ di Beppe Grillo. In realtà questa sembra soprattutto una carta di riserva, una extrema ratio: la lettera con la quale il premier ha invitato i 5 Stelle ad un nuovo incontro sulla legge elettorale, a ben vedere, ribadisce punto per punto la validità dell’impianto del governo. Le poche aperture riguardano l’immunità dei senatori, limature alle soglie di sbarramento e al premio di maggioranza (”condizione della governabilità”): ma quando Renzi sottolinea che in fondo i grillini dissentono da lui solo su un punto (peraltro decisivo come l’elezione indiretta dei senatori) e pone paletti temporali stringenti sull’approvazione del pacchetto entro il 2014 (Italicum) e 2015 (riforma del Senato e del titolo V), sembra circoscrivere la portata del negoziato al piano degli emendamenti parlamentari. Luigi Di Maio, capo degli ambasciatori del M5S, andrà a vedere le carte per ”non dare alibi al Pd”, ma se l’obiettivo dei 5 Stelle resta quello di silurare il patto del Nazareno è chiaro che la cosa è possibile solo con la collaborazione dei dissidenti berlusconiani. Ciò spiega l’importanza delle due assemblee parallele dei democratici e dei forzisti che si svolgeranno entrambe alla presenza dei rispettivi leader. Ma mentre nel caso del premier la blindatura del patto non è in pericolo, in quello di Forza Italia le cose sono ben diverse. Finora il Cavaliere ha delegato le trattative di merito ai suoi fedelissimi (Verdini e Romani), ma adesso è venuto il momento di imporre la sintesi ad un partito in preda al nervosismo. Brunetta nega che si tratti di un referendum sullo stesso Berlusconi e in parte è così perché per Forza Italia non sembra ancora venuto il momento della successione, anche per l’assenza di un vero delfino. Tuttavia la pressione ai confini degli ex, da Alfano, ai centristi fino al popolare Mauro che parla di una deriva ”putiniana” della maggioranza, sembra fatta apposta per costringere la minoranza azzurra a venire allo scoperto e a pretendere qualche risultato concreto. Per esempio in Europa, dove Renzi è presidente di turno della Ue: la speranza di un allentamento dei vincoli di stabilità è stata frustrata dall’Ecofin che ha negato all’Italia il rinvio del pareggio di bilancio e adesso una buona parte del centrodestra chiede a gran voce che il governo italiano si faccia sentire e dia corpo alla famosa flessibilità. Per Berlusconi la partita è molto delicata: non può stressare l’intesa con Renzi senza rischiare il collasso dell’intera impalcatura, e allo stesso tempo deve dimostrare alla fronda interna di essere tuttora il leader indiscusso, al di sopra dei suoi stessi guai giudiziari e dell’imminente sentenza d’appello sul caso Ruby. Una complessa partita a scacchi sulla sfondo della quale si staglia con sempre maggiore nettezza il futuro negoziato sul Quirinale. (Pierfrancesco Frerè/ANSA).

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