Hamas fa saltare la tregua, Israele riprende raid a Gaza

TEL AVIV – La tregua è durata dura poche ore, e da una parte sola. Ora è di nuovo guerra con Hamas, con i caccia israeliani che sono tornati pesantemente a martellare la Striscia di Gaza. Se Israele ha accettato la proposta egiziana per un cessate il fuoco, Hamas ha invece respinto la tregua (“nessuno ci ha consultato, sarebbe una resa”) e non ha mai interrotto il lancio dei razzi sullo Stato ebraico. Secondo un primo calcolo, ne sono piovuti più di 80 e c’è stata la prima vittima da parte israeliana. “Hamas – ha tuonato in serata il premier Benyamin Netanyahu – ha scelto di proseguire la campagna militare. Ne pagherà il prezzo”. “Se non c’è un cessate il fuoco, la nostra risposta è: fuoco”, ha aggiunto, annunciando la necessità di “estendere e intensificare” le operazioni. E così se la proposta del Cairo aveva aperto qualche spiraglio, adesso sono in molti a sostenere che a questo punto la prossima scelta di Israele potrebbe essere la temuta operazione di terra nella Striscia. La diplomazia internazionale sembra essere stata colta di sorpresa dal nuovo scenario, ma ha tentato di correre subito ai ripari: “Vorremmo – ha detto il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest – che Hamas accettasse la proposta di cessate il fuoco fatta dall’Egitto”. “Questo aprirebbe ad una più ampia discussione” con le parti coinvolte, ha aggiunto, sostenendo di non essere pessimista su un cessate il fuoco. Il premier palestinese Abu Mazen, che ha incontrato il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini, giovedì sarà al Cairo per discutere con la leadership egiziana del “coordinamento” necessario a far riuscire l’iniziativa egiziana per un cessate il fuoco. “Abbiamo apprezzato molto il supporto che Abu Mazen – ha detto la Mogherini – ha dato a questa soluzione, o meglio proposta di soluzione”. “Così come – ha aggiunto – la sua telefonata questa mattina ad Hamas per rispondere in maniera positiva a questa proposta”. “L’Italia – ha poi annunciato la titolare della Farnesina – è impegnata a livello bilaterale ed europeo per fare in modo che ci sia un rilancio di un processo politico di pace e per arrivare immediatamente ad un cessate il fuoco a Gaza”. Il film della giornata ha visto prima il governo Netanyahu approvare la proposta egiziana di tregua con i voti contrari del ministro degli Esteri Avigdor Lieberman (destra nazionalista) – schierato sulla necessità di rioccupare la Striscia – e del ministro dell’Economia Naftali Bennett (destra religiosa, vicino ai coloni). Per ore il governo di Gerusalemme ha atteso che finisse la pioggia di razzi dalla Striscia. Poi, di fronte ad una situazione uguale a quella dei giorni precedenti, con le sirene di allarme che ululavano in tutto il sud del Paese, Netanyahu ha dato ordine all’esercito di riprendere i raid, che sono ricominciati poco dopo le 14. L’esercito ha annunciato di aver colpito decine di lanciatori di razzi nascosti e i tunnel, ma ci sono stati anche due morti e diversi feriti civili a Jabalia, nel nord della Striscia. Nel giorno che doveva essere della tregua è arrivata anche la prima vittima israeliana: un civile è stato ucciso al valico di Erez (fra Israele e Gaza) da un colpo di mortaio sparato dalla Striscia. E il fronte con Gaza non è il solo ad essere in fermento: sul Golan siriano stamattina, dopo i razzi arrivati sullo Stato ebraico, ci sono stati quattro morti per un raid dell’aviazione israeliana. (Massimo Lomonaco/Ansa)

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