La giornata politica: avanti con il Patto del Nazzareno

Pubblicato il 15 luglio 2014 da redazione

ROMA. – Le assemblee parallele di Pd e Forza Italia si sono concluse sostanzialmente nello stesso modo (avanti con il Patto del Nazareno e con le riforme), ma dopo un percorso ben diverso. L’opposizione democratica infatti ha disertato la conta interna in vista del voto d’Aula al Senato, dove spera di essere accontentata su alcuni emendamenti. In Forza Italia invece Silvio Berlusconi ha imposto il rispetto dell’intesa con Matteo Renzi ricorrendo alla classica mozione degli affetti: ha chiesto ancora una volta la fiducia sulla sua strategia ma ha anche soffocato il dibattito interno, derubricato a ”lite da spogliatoio”. Non proprio una prova di sicurezza, a giudicare dal malumore che continua a serpeggiare tra i frondisti guidati da Raffaele Fitto. Ed è proprio il possibile ”fuoco amico” di Forza Italia a preoccupare il premier. La pattuglia dei dissidenti si è allargata e potrebbe causare grattacapi nelle votazioni a scrutinio segreto sulle riforme, soprattutto se non si troverà un accordo con il Movimento 5 Stelle. Il Cavaliere ha cercato di convincere i suoi della necessità di rispettare l’intesa con il Pd in base al semplice ragionamento che non ci sono alternative: rifiutarla significherebbe ridurre il partito all’isolamento e soprattutto agevolare il ritorno in gioco di Beppe Grillo che ha come unico obiettivo politico quello di silurare il Patto del Nazareno. Per tranquillizzare gli scettici, Berlusconi ha affidato a Renato Brunetta il coordinamento dell’opposizione azzurra alla politica economica. Una stoccata implicita a Fitto: vediamo, sembra dire il leader di Fi, se si accuserà anche il principale critico del capo del governo di essere vittima dell’ipnosi renziana. Eppure l’impressione è che la strigliata berlusconiana non abbia avuto la carica emotiva del passato. In Forza Italia molti sono convinti che si stia scivolando nell’opposizione di Sua Maestà, mentre la situazione economica sta ancora peggiorando. C’è un problema con il quale finora i berlusconiani non avevano mai dovuto fare i conti: per la prima volta si confrontano con un partito di sinistra che ha dato davvero corpo ad una ”vocazione maggioritaria” di stampo europeo. Ciò naturalmente pone un compito speculare alla destra e il Cav non ha fatto nulla per ricostituirne il campo: dunque è normale che la nuova generazione scalpiti per dare all’area moderata un orizzonte di cambio generazionale. Le contraddizioni del centrodestra non sono l’unico fronte aperto per il Rottamatore. Anche i 5 Stelle cercano di non restare tagliati fuori dal negoziato sulle riforme: in vista del nuovo incontro di giovedì si dicono pronti a discutere di governabilità, a condizione che il Pd faccia altrettanto sulla rappresentatività. In altri termini, c’è disponibilità ad accettare ballottaggio e premio di maggioranza ma si chiede in cambio preferenze e proporzionale; comunque no alle liste bloccate. Un rompicapo: Berlusconi è stato chiaro nel ripetere che ”pacta sunt servanda” e che i margini di miglioramento del lavoro svolto sono esigui. Un Grillo insolitamente moderato spiega che serve una soluzione che accontenti tutti e che occorre fare presto perché i problemi più gravi sono altri, quelli economici. E fin qui la lunghezza d’onda sembra quella del premier, anche se la diffidenza in campo democratico resta alta. Ma per Renzi c’è anche il fronte europeo. Il neopresidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker ha promesso 300 miliardi in tre anni per riavviare la crescita. Un cambio di passo che suscita l’entusiasmo dei centristi, meno dei socialisti che sono ancora impegnati nelle trattative per le altre poltrone che contano (Affari economici ed Affari esteri). La candidatura di Federica Mogherini ha incontrato improvvise difficoltà (è giudicata troppo filorussa dai Paesi dell’Est), ma Renzi per ora non molla sostenuto dal Pse. Tuttavia per avere successo la candidatura avrebbe bisogno del pieno appoggio dello stesso Juncker che non si è ancora espresso chiaramente. I problemi sembrano appena cominciati. (Pierfrancesco Frerè/ANSA)

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