Orrore a Gaza, uccisi 4 bambini in spiaggia

GAZA. – Prima si è udito un sibilo. Poi sulla spiaggia, fra alcune capanne, si è levata una nube marroncina. Allora, sul lungomare di Gaza sono comparsi 3 bambini e un uomo che sanguinavano copiosamente e facevano ampi gesti per chiedere aiuto. Da un hotel vicino alcuni giornalisti stranieri sono corsi a soccorrerli. Ma mentre lo facevano dal cielo è arrivato il secondo razzo. Quello che ha sancito la morte di quattro bambini membri della stessa famiglia, i Bakr. Altri cinque sono rimasti feriti e si sono rifugiati fra le braccia dei giornalisti. Uno si teneva il ventre ed urlava di dolore. Un altro aveva una ferita alla testa. L’uomo era ferito ad una gamba. Tutti sono stati caricati su ambulanze che li hanno portati a sirene spiegate all’ospedale Shifa dove un dirigente di Hamas, Sami Abu Zuhri, ha accusato Israele di essersi macchiato “di un orrendo crimine di guerra” di cui, ha avvertito, “ne pagherà il prezzo”. Situato fra il campo profughi Shati e il porto di Gaza, questo tratto di spiaggia è considerato uno dei posti potenzialmente meno rischiosi della Striscia, anche per la presenza di alcuni alberghi. Anche se le strutture balneari erano chiuse, Ahed Bakr (10 anni), Zakaria (10), Ramez (11) e Mohammad (9), assieme con i loro amici, lo avevano trovato ideale per alleviare per un’ora la calura estiva e per tirare calci ad un pallone, coinvolgendo anche qualche giornalista straniero. Fra le onde del mare, la spiaggia e i capannoni dai colori sgargianti, quei bambini non potevano nemmeno immaginare che ci potesse essere alcun “obiettivo di carattere militare”. In serata da Tel Aviv si è appreso, ufficiosamente, che la comitiva dei bambini è stata vittima di un errore di identificazione. Su un molo vicino c’era un container che l’intelligence di Israele supponeva fosse utilizzato da miliziani di Hamas. Un primo razzo è stato sparato sul tetto per avvertire che stava per essere distrutto. Sulla spiaggia c’è stato il panico. Un gruppetto di persone – per lo più bambini – si è dato alla fuga. E quel capannello di persone, viene spiegato a Tel Aviv, è stato centrato nell’errata presunzione di un velivolo israeliano che fossero miliziani di Hamas in fuga. Anche se l’esile fisionomia dei bambini era evidente. A non molti chilometri di distanza, nei rioni proletari ad est di Gaza di Zaitun e Sajaya, quasi 100 mila palestinesi hanno vissuto oggi una giornata di puro terrore dopo che nella nottata Israele ha lanciato volantini con cui intimava loro di abbandonare immediatamente le proprie abitazioni. I loro quartieri, afferma Israele, si sono trasformati in rampe di lancio di razzi e dunque sono destinati ad essere bombardati. Nella notte si sono viste colonne di automezzi lasciare quei sobborghi. Ma il 90 per cento degli abitanti sono rimasti. Israele suppone che abbiano avuto timore delle minacce di Hamas. La realtà, a quanto pare, è più prosaica: queste famiglie poverissime, spesso con tantissimi figli, non possono assolutamente permettersi di cercare riparo altrove. Nelle scuole dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i profughi, il sovraffollamento è impressionante. In mattinata si sono viste fino a 80 persone stipate in ogni aula messa a disposizione degli sfollati: uomini e donne in settori separati, tutti schiacciati. I privilegiati che avevano parenti nel vicino campo profughi di Jabalya negli ultimi tre giorni sono riusciti a farsi una doccia; gli altri si stanno rassegnando al degrado. Tutti romperanno in serata il digiuno del Ramadan con acqua, pane e cibo in scatola. Solitamente affollate, le strade di Zaitun e Sajaya erano oggi deserte. Molti sostavano all’ingresso delle proprie case pronti a tuffarsi all’interno, mentre nelle vicinanze si sentivano echi sempre più frequenti dell’artiglieria israeliana. Improvvisamente si è udito, nelle immediate vicinanze, un boato. Decine di finestre sono andate in frantumi. Per alcuni istanti si è avvertito un silenzio sordo. Alcuni istanti, e le prime ambulanze sono sopraggiunte per caricare i feriti. I vicini per un attimo si sono soffermati a curiosare, poi sono rientrati nelle loro case per un’altra notte di terrore. Un’altra notte da passare con le spalle al muro, mentre il numero delle vittime (aggiornato di ora in ora) supera i 220 morti e 1600 feriti. (di Sami al-Ajrami/ANSA)