L’Italia delle multinazionali resta fanalino di coda

MILANO. – L’Italia delle multinazionali, quelle imprese che hanno oltre 3 miliardi di fatturato, anche nel 2013 continua ad arrancare e resta fanalino di coda nel quadro europeo. In particolare è perdente nel confronto con Germania e Francia. Allargando lo sguardo al risiko mondiale, il vertice della consueta top ten scattata da R&S Mediobanca, è ancora stabilmente occupato dal colosso russo Gazprom seguito, come lo scorso anno, da Toyota. , ma solo per dimensioni e vendite, mentre è arretrata in termini di redditività operativa. Per le realtà italiane (scese da 16 a 14 con l’uscita di Danieli e della commissariata Riva) il quadro dipinto dall’ufficio studi di Piazzetta Cuccia si conferma non dei migliori. La multinazionale made in Italy paga il nanismo, la limitata capacità ‘export-oriented’ (se si esclude Fiat) e la natura molto statale e famigliare. Ma soprattutto quel che più pesa, nel confronto con i competitor, è il costo del lavoro (assorbe oltre il 77% del valore aggiunto). E’ vero però che le multinazionali italiane continuano a dare più occupazione all’estero che in Italia ma anche che bruciano ricchezza molto velocemente. Tanto che, sia in termini economici che dimensionali, non c’è partita con Francia e Germania. Nella sostanza nel confronto mostriamo ancora minore solidità finanziaria, redditività e produttività. Tornando al settore ‘automotive’ e guardando ancora a Fiat lo studio evidenzia anche come per i mercati di sbocco sia sbilanciata verso il Nord America (55%) e ancorata ad Europa (17%) e Sud America (11%). Mentre sia poco orientata verso i Paesi orientali. Il gruppo guidato da Sergio Marchionne, nel dettaglio, è relativamente debole finanziariamente (nel primo trimestre 2014 è l’unica, nel settore, che aumenta in maniera evidente il rapporto debiti finanziari su capitale netto), con bassi margini di redditività operativa (fanno peggio solo la Ford e le francesi) ma ha una discreta liquidità (66% dei debiti finanziari, quasi 20 miliardi di euro). A livello europeo risulta meno competitiva delle case tedesche ma più delle francesi (anche aiutata, in questo caso, dal più basso costo del lavoro). In una classifica generale sulle multinazionali dell’automotive che tiene conto delle media tra redditività, solidità finanziaria e liquidità è 15/ma mentre la prima è Fuji Heavy Industries. In base al fatturato 2013 è invece sesta scalando (tre posizioni per l’effetto sempre di Chrysler). La prima in classifica è la tedesca Volkswagen.