Ira di Mosca contro sanzioni Usa, “ora ritorsioni”

MOSCA. – Mosca accusa il colpo delle nuove sanzioni occidentali per la crisi ucraina, che questa volta colpiranno direttamente la già stagnante economia russa, come rivela il tonfo della Borsa (-2,3 e -3,8 in chiusura i due indici principali) e l’indebolimento del rublo rispetto a euro e dollaro. Ma i dirigenti russi promettono ritorsioni “dolorose” ed evocano il rischio di tornare al clima della guerra fredda, sullo sfondo di tensioni aggravate oggi anche dall’ancora controverso abbattimento di un Boeing 777 malese sui cieli dell’Ucraina dell’est, in zona di guerra, con 295 morti. Putin, che in serata ha espresso in una telefonata il suo “forte disappunto” a Obama, è stato uno dei primi a reagire da Brasilia, prevedendo una “impasse” e “gravi danni” nelle relazioni russo-americane, pur lasciando “aperta la porta ai negoziati per uscire da questa situazione”. Poi a ruota una raffica di reazioni sdegnate e minacciose. “Se i nostri partner continueranno con le sanzioni, in risposta saranno prese misure contro persone e compagnie straniere”, ha tuonato il premier Dmitri Medvedev, avvisando che c’è il rischio di “riportare le relazioni tra Russia e l’Occidente agli anni Ottanta” e di “alimentare i sentimenti anti americani e anti europei”. Anche il ministero degli Esteri ha esternato, definendo le sanzioni “un tentativo di vendicare il fatto che gli avvenimenti in Ucraina si sviluppano non secondo lo scenario di Washington”. “Non tollereremo il ricatto delle sanzioni Usa e ci riserviamo il diritto a misure di ritorsione”, ha aggiunto. Misure che secondo il viceministro degli Esteri Serghiei Riabkov saranno “dolorose” per Washington. Igor Secin, presidente del colosso petrolifero Rosneft, una della società colpite dalle nuove sanzioni americane, è stato più esplicito: “Esse danneggeranno innanzitutto i partner americani della compagnia”, che annovera una major come ExxonMobile e varie banche Usa tra i creditori. A suo avviso, comunque, il nuovo giro di vite ha come obiettivo “non Rosneft ma la sovranità e la politica indipendente della Russia”. Washington ha aggiunto alla sua lista nera, oltre a Rosneft, Gazprom, Gazprombank, Novatek e la banca pubblica Veb, tra i cui dirigenti figura Medvedev. Nel mirino quindi ci sono i settori energetico e bancario, cruciali per l’economia russa. Anche la Ue ha deciso ieri di rafforzare le proprie sanzioni, congelando i programmi russi della Banca europea d’investimenti (Bei) e dalla banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Berd). E colpendo le “entità”, comprese quelle russe, accusate di sostenere “materialmente o finanziariamente” le azioni che minacciano o minano la sovranità dell’Ucraina, anche se la loro lista dovrebbe essere definita entro fine mese. Nei confronti di Bruxelles è stata più pacata la reazione di Mosca, “delusa che la Ue, contro i propri interessi, sia finita sotto il ricatto dell’amministrazione Usa imboccando la strada delle sanzioni contro la Russia”. “Speriamo che la Ue riavrà la propria voce negli affari internazionali in nome degli interessi di tutti gli Stati del continente”, ha aggiunto speranzoso il ministero degli Esteri russo. Se Mosca vacilla, Kiev gongola: “Il Consiglio europeo ha fatto un passo importante in sostegno della sovranità, della integrità territoriale e dell’indipendenza dell’Ucraina”, ha scritto il presidente ucraino Petro Poroshenko sulla sua pagina Facebook. “Il nostro costante dialogo ha dato risultati. Adesso aspettiamo la risoluzione del Parlamento europeo”, ha aggiunto. (di Claudio Salvalaggio/ANSA)