Obama accusa i filorussi: “Il missile dalla loro zona”

Pubblicato il 18 luglio 2014 da redazione

ROMA. – Sono i separatisti filorussi i principali indiziati per il disastro del boeing malese abbattuto con 298 persone a bordo sui cieli dell’Ucraina orientale da un missile terra-aria. Lo denunciano gli americani, sostenendo che il razzo è partito da un’area controllata dai filorussi, e confortati da intercettazioni telefoniche in cui gli stessi separatisti si attribuiscono la responsabilità dell’accaduto. La Russia, sotto assedio per il suo sostegno alla causa separatista, mantiene un profilo basso invocando la pace, mentre il Consiglio di sicurezza dell’Onu chiede un’inchiesta internazionale indipendente. Il giorno dopo il disastro aereo sui cieli ucraini, costato la vita a 298 persone, tra cui 80 bambini, si stringe il cerchio intorno ai filorussi, che da mesi combattono una guerra civile contro Kiev nell’Ucraina orientale. L’intelligence americana, in particolare, rileva che il velivolo della Malaysia Airlines è stato certamente abbattuto da un missile terra-aria lanciato dal territorio in mano ai separatisti, e “molto probabilmente” sono stati loro. Concetto ribadito dal presidente Barack Obama, che poi punta il dito contro la Russia. Pur sollecitando un’indagine internazionale “credibile” e “imparziale” e “senza dare retta alle speculazioni”, Obama rileva come Mosca continui a sostenere i separatisti, fornendo loro armi pesanti e artiglieria antiaerea, e quindi chiede a Putin di “concordare con i filorussi un immediato cessate il fuoco”, anche perché “la Russia finora non ha fatto nulla per imboccare la strada della pace”. Altrimenti, ammonisce Obama, le sanzioni aumenteranno. Da Mosca si registra un’attenuazione dei toni rispetto alle ore immediatamente successive all’accaduto. Il presidente russo Vladimir Putin, che aveva addossato la responsabilità a Kiev per aver ripreso le attività militari contro i ribelli, si limita ad auspicare un’indagine imparziale ed oggettiva.  Successivamente, il leader del Cremlino fa sapere di essere “in costante contatto” con il collega ucraino Poroshenko per trovare una “soluzione pacifica duratura” alla crisi tra Mosca e Kiev. Il disastro aereo finisce anche sul tavolo del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che in una riunione d’emergenza sollecita “un’inchiesta internazionale completa e indipendente”. A Palazzo di Vetro, tra l’altro, l’ambasciatore ucraino porta la “pistola fumante” che per Kiev inchioderebbe i filorussi: delle intercettazioni telefoniche tra miliziani di Donetsk e intelligence russa in cui i primi affermano di “aver buttato giù” un aereo civile. L’ambasciatore russo, da parte sua, accusa il governo ucraino di non aver chiuso lo spazio aereo sopra la zona degli scontri e chiede di non fare pressioni sull’inchiesta con “ipotesi e insinuazioni”. Come prova di buona fede, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov fa sapere che Mosca non prenderà in consegna la scatola nera del velivolo, che si trova nelle mani dei separatisti e che dovrà essere analizzata dagli esperti internazionali. Sul terreno, i leader dell’autoproclamata “Repubblica di Donetsk” respingono la richiesta di cessate il fuoco avanzata da Washington e Bruxelles, ma concedono l’ingresso agli ispettori dell’Osce – arrivati in serata – nell’area del disastro. E nell’incandescente regione la violenza continua. A Lugansk, una delle roccaforti ribelli, le autorità comunali denunciano l’uccisione di una ventina di civili da parte dei militari di Kiev. Adesso però i riflettori restano puntati sulla tragedia dei cieli sul volo Amsterdam-Kuala Lumpur della Malaysia Airlines: “I corpi cadevano dal cielo”, raccontano alcuni abitanti dei villaggi vicini alla zona dove il Boeing 777 è precipitato. Altri riferiscono di aver trovato pezzi di fusoliera nei propri cortili. (Luca Mirone/Ansa)

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