Ancora sequestri tra gli italo-venezuelani    

CARACAS – Si torna a parlare di sequestri, fortunatamente a lieto fine. Non che il fenomeno fosse stato debellato. Ma, come accade sempre piú spesso, la paura consiglia alle famiglie delle vittime di non sporgere denunce. E cosí, sicuri di restare comunque impuniti, i delinquenti fanno il bello e il cattivo tempo.

E’ ancora prigioniero di una banda di criminali, il connazionale Biagio Clemente Padove, di 81 anni, sequestrato martedí scorso assieme al nipote, Michael Simone, di 28 anni. I malviventi hanno intercettato il malcapitato nel Km 21 della  vecchia strada che dal popolare rione di Petare conduce a Guarenas.

Stando alle testimonianze raccolte dalla  polizia “scientifica” e dalla Divisione Antisequestro della “Guardia Nacional” (Gaes), i due connazionali sarebbero stati obbligati, con la minaccia delle armi, a salire su un veicolo color rosso. Poco dopo i sequestratori, col cellulare dell’aziano italo-venezuelano, si sarebbero comunicati con i familiari della vittima  per esigere una ingente somma di denaro.

In questi giorni le denuncie di sequestri-lampo, quelli che si risolvono in poche ore, sono state numerose. Tra la notte del lunedí e quella del martedí, sarebbero state ben sette le vittime di sequestro. Tra questi l’italo-venezuelano Mirko Benenati Caricote, la moglie Patricia Clark, ambedue di 43 anni e la figliola di 15 anni. Anche se non vi é stata conferma, sembrerebbe che le vittime siano state liberate a Caucagua, nello Stato Miranda, dopo il pagamento del riscatto.

Quattro giovani, di cui due – stando a fonti solitamente ben informate – di origine italiana, sono stati sequestrati nelle vicinanze del “Centro Comercial Vizcaya”, mentre tornavano a casa a bordo di una vettura marca Mitsubishi. I giovani, due ragazzi di 17 anni e due ragazze di 16 e 17 anni, sarebbero stati liberati dopo il pagamento del riscatto. I delinquenti avrebbero abbandonato le vittime in uno dei tanti rifugi per motociclisti lungo la superstrada “Francisco Fajardo”, in prossimitá del quartiere Los Ruices. Per la liberazione dei giovani malcapitati, le famiglie avrebbero consegnato euro, dollari e bolívares, alcune “play station” e computer.

Dall’inizio dell’anno, stando a cifre non ufficiali, sarebbe stato denunciato il sequestro di almeno 15 bambini e adolescenti. Comunque si sospetta che, purtroppo, il numero dei rapimenti non denunciati é molto piú alto.

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