Hamas tenta di infiltrarsi in Israele. Oltre 340 morti

TEL AVIV. – Israele intensifica a Gaza la caccia ai tunnel di Hamas, nella convinzione che da lì arrivi, insieme ai razzi, il pericolo maggiore. E oggi due soldati israeliani sono morti nel contrastare il tentativo di un commando di Hamas di infiltrarsi, proprio attraverso un tunnel, nel sud di Israele. Al secondo giorno dell’operazione terrestre, i morti nella Striscia sono circa 100 per un totale complessivo, secondo i media, di oltre 340 (alcuni delle stesse famiglie) e 2270 feriti, mentre Israele vede salire a cinque le sue vittime complessive, compresi i due soldati e un civile colpito oggi da un razzo nel Neghev. Se la guerra sembra prendere in queste ultime ore il contorno della scontro diretto, non cambia il quadro complessivo che vede il susseguirsi di raid sulla Striscia (450 gli obiettivi colpiti) e la pioggia di razzi nel centro-sud d’Israele (57 solo oggi, senza contare quello finito stasera “per sbaglio” nel Sinai, ferendo un soldato egiziano). Dall’altro ieri, invece, la diplomazia sembra silente e stenta a raggiungere almeno il risultato primario del cessate il fuoco. Da un lato c’è la mediazione egiziana, accettata da Israele, respinta da Hamas, ma condivisa dalla comunità internazionale e a quanto pare anche dal leader palestinese Abu Mazen. Dall’altro – secondo indiscrezioni stampa – la fazione islamica avrebbe fatto sapere le sue condizioni per un cessate il fuoco e che, a suo dire, sembrano appoggiate da Qatar e Turchia e a conoscenza degli Usa. Tra le condizioni, la riapertura del valico di Rafah con l’Egitto, la liberazione di tutti i detenuti arrestati in Cisgiordania dopo il rapimento dei tre ragazzi ebrei, la rimozione del blocco di Gaza. A riaprire uno spiraglio ci prova intanto lo stesso Abu Mazen, atteso domani proprio a Doha, in Qatar, da un incontro con il capo politico in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, con l’obiettivo dichiarato di riallacciare i fili di un cessate il fuoco. Domani è inoltre previsto l’arrivo nelle regione del segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon, nel tentativo di smuovere le acque, mentre già stasera il responsabile del Quai d’Orsay Laurent Fabius – per il quale il cessate il fuoco è “urgente e imperativo” – vedrà il premier Benyamin Netanyhu. Da Israele – giorno di riposo sabbatico – finora non è trapelato alcun commento: l’attenzione per ora resta concentrata sul campo dove l’esercito è impegnato appunto a stanare i tunnel. Finora, secondo il portavoce militare, ne sono stati scoperti 34, di questi 5 costruiti per raggiungere il territorio israeliano. E proprio da uno di questi un commando di nove uomini di Hamas – travestiti a quanto pare con uniformi dell’esercito israeliano – ha tentato di infiltrarsi stamattina nella zona di Eshkol, a circa 15 chilometri dal confine sud della Striscia. Il contatto è avvenuto con una pattuglia in perlustrazione contro la quale – hanno riferito fonti militari – è stato aperto il fuoco con mitragliatori e missili anti tank. Nel fuoco di risposta un uomo del commando è stato ucciso mentre gli altri si sono dileguati tornando indietro. L’esercito ha il sospetto che l’obiettivo del gruppo fosse quello di compiere “un massiccio attacco terroristico” in un centro israeliano vicino. Già in mattinata Hamas aveva annunciato che propri uomini erano “dietro le linee nemiche” e lo stesso ministro israeliano per la Sicurezza Yitzhak Aharonovich ha confermato la “scaramuccia”. Nello scontro – ma si è saputo solo nel pomeriggio – sono appunto morti i due soldati e altri quattro sono stati feriti. Ma scontri diretti si segnalano anche nel nord della Striscia e l’esercito ha denunciato che dirigenti di Hamas si nascondono sotto l’ospedale di Shifa a Gaza City, nel cui obitorio peraltro si vedono scene dantesche e in cui ci sono solo venti celle frigorifere per le decine di morti che continuano ad arrivare. Nella guerra in corso – ha annunciato il portavoce militare – Hamas ha fatto ricorso anche ad un asino carico di esplosivo, mandato contro i soldati a Rafah nel sud della Striscia: non è la prima volta che i miliziani ricorrono a questi sistemi. La crisi umanitaria per la popolazione di Gaza intanto peggiora sempre di più: secondo l’Unrwa, il numero degli sfollati è salito a 55mila e non é finita. L’esercito ha infatti ordinato lo sgombero di vari campi profughi nella Striscia, che potrebbero presto diventare zone di combattimento. (di Massimo Lomonaco/ANSA)

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