Argentina: l’ipotesi di default tecnico transitorio

Pubblicato il 23 luglio 2014 da redazione

BUENOS AIRES. – A una settimana dalla scadenza per trovare un accordo con gli “hedge fund” in base a una sentenza della giustizia Usa, il governo argentino sta studiando l’ipotesi di un “default tecnico transitorio” per evitare nuove cause dei detentori di “tango bond”, una possibilità vista come molto pericolosa da analisti economici e rappresentanti dell’opposizione. Domani inizierà la trattativa ad oltranza ordinata dal giudice Thomas Griesa per definire un accordo per pagare 1,3 miliardi di dollari (1,6 con multe e interessi) ai hold out, senza il quale resteranno bloccati anche i pagamenti ai detentori di titoli che hanno accettato i concambi, che scadono il 30 luglio, e dunque il paese cadrà in default. Eppure il capo del gabinetto presidenziale, Jorge Capitanich, ha minimizzato l’importanza della scadenza, sottolineando che il paese “non andrà in default” perché “l’Argentina paga, è in buona fede, e va avanti: la vita continua”, ricordando il deposito presso la Bank of New York Mellon dei pagamenti dovuti a chi ha accettato gli swap, che sono stati però bloccati da Griesa finché non vi sarà un accordo con i hold out. Lo stesso Capitanich ha segnalato che “c’è chi dice che entreremo in recessione, che aumenterà l’inflazione”, attribuendo queste versioni al fatto che gli “hedge fund” dispongono di “enormi quantità di denaro e si comprano volontà politiche nel Congresso Usa, nel sistema politico argentino, dappertutto”. Che siano queste o altre le cause, è vero che molti analisti economici e dirigenti oppositori hanno già avvertito sulle conseguenze che avrebbe il “default transitorio” -che consisterebbe nel continuare a depositare i pagamenti per chi ha accettato gli swap, ritardando qualsiasi accordo con i hold out fino a gennaio 2015, quando scade la clausola Rufo (Rights upon future offers) e non ci sarà rischio di nuove cause- sulla situazione economica del paese. Per Eduardo Levy Yeyati, professore di economia ad Harvard, un default causerebbe “un aggravamento della recessione, che finora è moderata” e avrebbe un impatto negativo sul processo di regolarizzazione intrapreso da Buenos Aires: “i dollari che si sarebbero potuti ottenere dopo l’accordo con il Club di Parigi e il Ciadi non arriveranno, e dunque il cambio ‘parallelo’ salirà”, e la possibilità di investimenti esteri sarà compromessa. Anche così, la maggior parte degli analisti crede che dopo che Griesa ha respinto la richiesta di una sospensione della sua sentenza è molto probabile che si vada verso il default, in parte per il timore della clausola Rufo e in parte perché il governo argentino vedo lo scontro con i hold out in chiave ideologica- “Ci vogliono castigare perché siamo un modello ‘contro’ in un mondo nel quale il capitale finanziario e i suoi derivati sono diventati i padroni”, ha ripetuto molte volte Cristina Fernandez de Kirchner, e un alto funzionario governativo ha aggiunto oggi che i hold out “non vogliono i milioni della sentenza, quello che vogliono è mettere in ginocchio il paese, e appropriarsi delle nostre risorse naturali”.

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