Bombe sulla scuola Onu a Gaza, strage tra gli sfollati, anche bambini

Pubblicato il 24 luglio 2014 da redazione

TEL AVIV. – Una scuola dell’Onu piena di profughi palestinesi è stata centrata durante combattimenti a Beit Hanun, nel nord della Striscia: 17 morti (anche donne e bambini) e circa 100 feriti, compresi membri dello staff delle Nazioni Unite. La strage – le cui circostanze sono ancora da chiarire, secondo la stessa Onu, ma che Hamas e testimoni locali addossano all’esercito israeliano – ha segnato il 17/o giorno di una guerra che nessuno è riuscito al momento a fermare. Un conflitto per il quale la diplomazia sta continuando a cercare una soluzione a fronte di una situazione dal bilancio complessivo nella Striscia di oltre 760 morti e più di 4mila feriti e una condizione umanitaria catastrofica. E sia la Croce Rossa sia l’Unicef hanno lanciato una campagna per la raccolta di fondi. I soldati israeliani rimasti sul campo sono 32, mentre i razzi (circa 15 a inizio pomeriggio e sette intercettati dall’Iron Dome) proseguono a cadere su Israele, Tel Aviv compresa, dove i voli sull’aeroporto Ben Gurion sono però ripresi. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon si è detto “sconvolto dalla notizia dell’attacco alla scuola”. Poi ha ribadito “che tutte le parti devono rispettare i loro obblighi in base al diritto umanitario internazionale” e che i combattimenti “devono cessare ora”. L’Onu ha comunque sottolineato di non sapere “chi ha attaccato la scuola dell’Unrwa” e che le circostanze dell’incidente “non sono ancora chiare”. Anche il Dipartimento di Stato Usa, dopo il bombardamento della scuola, ha chiesto nuovamente che i civili siano protetti. Sull’episodio, il portavoce militare israeliano Arieh Shalicar ha detto in serata all’Ansa che l’esercito – che ha aperto un’inchiesta – “non è sicuro al 100% di quello che è successo a Beit Hanun. Ma sappiamo – ha aggiunto – che in quella zona ci sono stati anche tiri di Hamas, così come anche la rappresentanza dell’Onu era al corrente”. Fatto sta che i testimoni dell’evento hanno raccontato invece che “non c’è dubbio che l’attacco alla scuola sia stato sferrato dall’esercito israeliano”. La diplomazia ha accelerato la sua azione e sempre più insistenti sembrano farsi le voci di una possibile tregua, almeno umanitaria, nelle prossime ore, anche in previsione di domenica, fine del Ramadan, festa tra le principali dell’Islam. Il sito del quotidiano governativo egiziano Al-Ahram – e l’Egitto è tra i più attivi nella mediazione – ha riferito che “diplomatici egiziani e occidentali” prevedono che a Gaza “un cessate il fuoco umanitario ottenuto dall’Onu sarà attuato entro 72 ore”. Una fascia temporale – hanno detto le fonti anonime del quotidiano – che consentirebbe ai rappresentanti di “diverse fazioni palestinesi e responsabili del governo israeliano” di incontrarsi in Egitto “per negoziare una tregua”. Stasera lo stesso Ban dovrebbe tornare al Cairo per riprendere il negoziato. Ma dalle parti direttamente coinvolte i segnali positivi paiono stentare: “Non vedo come nei prossimi giorni possa essere concordata una tregua che costringa Israele a lasciare la striscia di Gaza”, ha frenato il ministro israeliano Yaakov Peri. E anche le richieste che, secondo il quotidiano Haaretz, sarebbero state inviate da Hamas e dall’Autorità nazionale palestinese alle Nazioni Unite, ai membri della Lega Araba, sembrano costituire un ostacolo, almeno per Israele. Tra le richieste – ha riferito il quotidiano – ci sono il libero movimento per i cittadini di Gaza, l’apertura del valico di Rafah con l’Egitto, la liberazione dei detenuti arrestati da Israele in Cisgiordania e anche della quarta tranche prevista nelle passate trattative di pace. Nonostante questo, il leader palestinese Abu Mazen, in Giordania per un incontro con re Abdallah II, ha espresso la speranza di ottenere un cessate il fuoco tra Israele e Hamas. “Per ora c’é la speranza di un cessate il fuoco – ha dichiarato Abu Mazen -. Dobbiamo aspettare e insistere sul fatto che porre fine ai combattimenti é l’unica soluzione per lenire la sofferenza dei palestinesi e porre fine al bagno di sangue”. in Israele – dove a Gerusalemme ha giurato il nuovo presidente Reuven Rivlin, che prende il posto di Shimon Peres – è prevista la riunione del Gabinetto di sicurezza israeliano per discutere l’operazione a Gaza. (Massimo Lomonaco/Ansa)

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