Fmi taglia stime pil Italia, è allarme conti pubblici

NEW YORK. – L’economia italiana crescera’ quest’anno meno del previsto. Ed e’ allarme conti pubblici, con il deficit che – in presenza di una crescita anemica – potrebbe schizzare al di sopra del 2,6% previsto dal governo, poco sotto la fatidica soglia del 3% dell’Unione Europea. Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) taglia le stime 2014 per il pil del Belpaese a un modesto +0,3%, ovvero 0,3 punti percentuali in meno rispetto al +0,6% previsto in aprile e ben distante dal +0,8% stimato dal governo Renzi nel Def. La stima del Fmi e’ in linea con il +0,2% stimato dalla Banca d’Italia e da Confindustria. ”Che la crescita sia dello 0,4 o 0,8 o 1,5 non cambia niente per la vita quotidiana delle persone” afferma il premier Matteo Renzi, sottolineando che sara’ ”molto difficile” centrare la stima del +0,8% contenuta nel Def. ”La nostra priorita’ e’ il lavoro. Ma le statistiche, credo, inizieranno a migliorare solo dal 2015” mette in evidenza Renzi, assicurando che entro il 21 settembre si dovrebbero riuscire a ”pagare tutti i debiti della pubblica amministrazione” e la somma totale sarà “molto meno” di 60 miliardi, anche se la cifra esatta sara’ calcolata entro 10 giorni. Nel 2015 l’economia italiana dovrebbe ripartire, in un contesto internazionale che ritrova slancio. Per il Fmi il pil e’ stimato accelerare al +1,5%. Ma la revisione al ribasso di quest’anno rischia di complicare i piani del governo: calcolando che il pil italiano vale circa 1.500 miliardi di euro, la differenza fra lo 0,3% stimato dal Fmi e lo 0,8% previsto dal governo vale circa 7,5 miliardi di euro e questo si traduce in 1,3-1,5 miliardi di euro in meno di entrate nelle casse dello stato stimate fra il 15-20% dei 7,5 miliardi. Una differenza ‘pesante’ considerando che solo per stabilizzare il bonus di 80 euro servirebbero nel 2015 circa 10 miliardi di euro. L’attenzione e’ ora al 6 agosto, quando l’Istat diffondera’ il dato sul pil del secondo trimestre. Una eventuale revisione al ribasso farebbe automaticamente salire il deficit, ora stimato al 2,6%. Se l’Istat certificasse una ripresa anemica (l’ultima forchetta indicata dall’istituto di statistica e’ tra -0,1, e sarebbe il secondo trimestre consecutivo con il segno meno, e +0,3%), il rischio e’ quello, in mancanza di una eventuale manovra, di un deficit in aumento al 2,9%, a un soffio dal fatidico 3% dell’Unione Europea. C’e poi un debito che galoppa: a maggio, in un solo mese, e’ aumentato di 20 miliardi, peggiorando il precedente record negativo, a 2.166,3 miliardi, in aumento del 4,7% dall’inizio dell’anno. Il susseguirsi di stime di crescita basse lascia intravedere la possibilita’ di una revisione al ribasso delle previsioni anche da parte del governo nell’aggiornamento del Def a settembre

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