“Effetto Marco Polo”, crescono gli investimenti del Dragone

PECHINO. – L’ accordo annunciato oggi a Pechino per la vendita di una quota della Cdp-Reti al colosso cinese State Grid Corporation of China e’ l’ ultima espressione di una costante tendenza alla crescita, a partire dal 2000, degli investimenti del Dragone in Italia. Alcuni studiosi (Carlo Pietrobelli, Roberta Rabellotti e Marco Sanfilippo in uno studio per la Chatham House) hanno addirittura parlato di un “effetto Marco Polo”. Pioniera e’ stata certamente la Huawei (telecomunicazioni), forse la piu’ internazionale delle aziende cinesi, che nel 2004 ha aperto un ufficio a Milano e che oggi ha in piedi collaborazioni con tutti i principali operatori italiani del settore. La globalizzazione delle imprese cinesi si e’ in un primo momento indirizzata verso i mercati dei Paesi in via di sviluppo ma dal 2009 ha fatto registrare una decisa sterzata verso gli Usa e l’ Europa, Italia compresa. Nel 2012 l0 Shandong Heavy Industries Group-Weichai ha preso il controllo della Ferretti, produttrice di yacht di lusso, con un investimento di 374 milioni di euro. L’ investimento piu’ massiccio e’ stato quello della Changsha Zoomlion Heavy Industries, che ha acquistato la Cifa (macchinari per l’ edilizia). La Haier (elettrodomestici) ha comprato le italiane Elba e Mereghetti). La rivista specializzata T-Mag ha calcolato che nel nostro paese sono presenti 79 imprese cinesi (oltre a 52 di Hong Kong, che e’ una Speciale regione amministrativa con una forte autonomia) che hanno un giro d’ affari di 2.665 milioni di euro e danno lavoro a 5.534 persone. Da non dimenticare che la People’s Bank of China, la banca centrale cinese, e’ entrata nel capitale dell’ Eni e dell’ Enel, con quote in entrambi i casi del 2% del totale.

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