Duello Renzi-Grillo su riforme. Leader M5S: golpe, si voti

ROMA. – Quello in atto al Senato “si chiama colpo di Stato”. Persino “Mussolini ebbe più pudore: non lo chiamò ‘riforme'”. All’indomani della marcia al Colle dei suoi senatori, Beppe Grillo sfodera la potenza di fuoco del suo blog contro il governo e il Quirinale, per il contingentamento dei tempi di esame della riforma costituzionale. Il leader 5 Stelle torna a denunciare il colpo di Stato e chiedere le dimissioni di Giorgio Napolitano. Ma incassa una risposta beffarda di Matteo Renzi: “Caro Beppe, il tuo è un colpo di sole!”. Nessun autoritarismo, ribadisce il premier: sulle riforme “faremo un referendum”, le opposizioni forse ne “hanno paura?”. E’ una giornata di pausa dal ddl costituzionale, per l’Aula di Palazzo Madama. Dopo la decisione della capigruppo del Senato di contingentare i tempi per chiudere l’esame l’8 agosto, si riprenderà a votare la prossima settimana. Ma non accennano a placarsi gli animi e i toni dello scontro politico. “Lo spettacolo offerto – si rammarica Pietro Grasso – mi ha molto addolorato e, in alcuni momenti, indignato”. Le critiche ricevute negli ultimi giorni per la gestione dell’Aula, assicura il presidente del Senato, “non intaccano” la sua “imparzialità” e il “ruolo di garante sia della maggioranza che delle opposizioni”. Ma è giunto il momento di abbandonare le “provocazioni” e ricercare il “confronto”. L’augurio di Grasso è che la “pausa di riflessione” del fine settimana possa aiutare a “tornare alla politica” alla ricerca di “soluzioni condivise”. E dal governo confermano che resta la disponibilità a concordare con tutti i partiti alcuni “ritocchi” al testo che possano aiutare a rasserenare il clima, in vista delle centinaia di votazioni, alcune delle quali con voto segreto, che scandiranno le prossime due settimane. Intanto però le opposizioni fanno suonare un campanello d’allarme al momento del voto di fiducia sul dl competitività, che si svolge nel pomeriggio a Palazzo Madama: i sì sono 159 ma se non fosse per la presenza di ministri e sottosegretari (ben 11), non ci sarebbe stato il numero legale. Questo voto, con l’assenza dell’opposizione in Aula, è un chiaro avvertimento sulle riforme. Ma, assicurano dal governo, non scalfisce la convinzione di poter raggiungere l’obiettivo. La linea è quella tracciata da Renzi: si potrà ‘inciampare’ su qualche voto, ma ci sarà poi spazio per correggere alla Camera. Dunque avanti passo dopo passo, con attenzione ma decisione. Il premier non accetta, però, le accuse che gli vengono rivolte dalle opposizioni. “Noi autoritari facciamo così…”, scherza nel cortile di Palazzo Chigi, alla presentazione della nuova Jeep di casa Fca. Poi però su Twitter torna a rimettere a posto le cose e rimarcare la differenza da chi lo accusa. Mentre lui, ostentando ottimismo sull’andamento dell’economia nonostante dati non incoraggianti, lavora ai dossier scuola e infrastrutture, i ‘frenatori’, sottolinea Renzi, “urlano” contro le riforme e “si schierano” con chi difende i “privilegi” delle Camere. Sulle modifiche costituzionali il governo ha annunciato in ogni caso un referendum, ricorda il presidente. E allora “di cosa hanno paura le opposizioni? Del voto degli italiani?”, domanda. “Ci spieghi piuttosto come si fa” a fare il referendum, replica da Sel Nicola Fratoianni: “il solo annuncio non basta”. Anche Sel, però, prende le distanze dalle accuse mosse da Grillo al presidente della Repubblica. “Il regista di questo scempio è Napolitano che dovrebbe per pudore istituzionale dimettersi subito”, scrive Grillo. E invoca le elezioni anticipate: la minaccia dei renziani di andare al voto è, assicura, “una pistola scarica”, dal momento che il M5S “non ha paura di votare anche domani”. Ma di fronte ai toni battaglieri di Grillo, Renzi non si scompone. E ribalta l’accusa del “colpo di Stato” nell’accusa all’ex comico di aver preso “un colpo di sole”. Semmai il suo è un “colpo di P2”, replica a sua volta Grillo, puntando il dito contro il patto del Nazareno con il “pregiudicato” Berlusconi, che è anche “sulla giustizia”. A riequilibrare i toni e riaprire spiragli al dialogo c’è però ancora una volta Luigi Di Maio: Renzi “apra sui temi importanti come il Senato elettivo, l’immunità parlamentare, la riduzione dei deputati e dei loro stipendi e noi ci saremo”.  (di Serenella Mattera/ANSA)