Costi politica: Colle taglia ancora, giù a livelli 2007

ROMA. – Il Quirinale decide di tagliare ulteriormente i costi interni di gestione proprio mentre, come una fiammata estiva, si riapre lo scontro sui costi della politica. Il presidente della Repubblica ha firmato oggi un decreto che riduce di altri quattro milioni di euro l’anno le spese del Quirinale portando così a 16 milioni di euro il risparmio nel quadriennio 2014-2017. Un provvedimento, quello del presidente, che permette di stabilizzare il riequilibrio del bilancio interno sulla base di una dotazione a carico del bilancio dello Stato di 224 milioni di euro per l’intero triennio 2015 -2017, pari al livello di 7 anni fa (anno 2007) e che porta il Colle in prima fila tra le istituzioni politiche nella corsa alle economie di gestione. Naturalmente la mossa di Napolitano si inserisce pienamente nella ratio del decreto dello scorso aprile che fissa un tetto di 240 mila euro l’anno per i funzionari pubblici. Norma che non è passata senza polemiche neanche troppo sotterranee da parte di quanti superavano questa soglia. Oggi infatti anche il premier è tornato sull’argomento accusando l’opposizione di schierarsi con questi “paperoni” del pubblico. “Non mi stupiscono i privilegiati che contestano la norma sul tetto di 240 mila di euro, mi stupiscono le opposizioni che si schierano con loro. Ma dove vivono”, ha scritto su twitter il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, commentando la polemica sul tetto degli stipendi dei dipendenti delle Camere. E provocando subito la reazione indignata di Sel che si stupisce di come il premier chiami dei “privilegiati” i dipendenti della Camera “sminuendone la loro alta professionalità”. Renzi “farebbe bene a leggersi i resoconti dei dibattiti alla Camera e non affidarsi a qualche informazione acquisita qua e là da Twitter”, replica il Presidente del Deputati di Sel Arturo Scotto. Sel è stata “l’unica forza politica a presentare una proposta organica che fissa un tetto per i manager della P.A., delle partecipate, delle società quotate in borsa e di tutte quelle che ricevono finanziamenti pubblici”, aggiunge. Intanto, nonostante sia alle prese con le polemiche roventi sulle riforme costituzionali, interviene nel dibattito sui costi della politica anche il presidente Piero Grasso. E lo fa con una proposta di forte impatto mediatico: “prevedere nei regolamenti del Senato sui vitalizi e le pensioni dei senatori la cessazione di qualsiasi erogazione nei confronti degli ex senatori condannati in via definitiva per fatti di mafia, di corruzione e per altri reati gravi”.  (Di Fabrizio Finzi/ANSA)

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