Nuova missione Argentina a Ny, count down verso default

NEW YORK. – L’Argentina verso il secondo default in 13 anni. Le trattative sono in stallo e riprenderanno solo domani, a poche ore dalla scadenza del termine ultimo per il pagamento dei titolari di bond che hanno aderito al concambio. La delegazione del governo di Buenos Aires, dopo essere rientrata a New York a mani vuote venerdì, sarà domani negli Stati Uniti, dove incontrerà Daniel Pollack, il mediatore incaricato di facilitare un accordo fra l’Argentina e gli hedge fund, ma non i fondi speculativi con i quali Buenos Aires continua a rifiutare un confronto. Dopo un fine settimana di silenzio, Pollack è stato ”chiamato dal governo dell’Argentina” e messo al corrente che la delegazione di Buenos Aires partirà questa sera e domani sarà nel suo ufficio alle ore 11.00, ore 17 italiane. ”Ho ribadito l’urgenza per un confronto diretto, faccia a faccia con gli hedge fund ma non accadrà domani” afferma Pollack. Per l’Argentina è ormai una corsa contro il tempo: il 30 luglio scade il termine per il pagamento dei bond nei confronti di coloro che hanno accettato lo swap e nel caso in cui non sarà effettuato sarà default. Le autorità argentine invitano alla calma e ritengono che il paese non potrà fare default perché il pagamento è stato effettuato, i soldi sono in banca ma il giudice Thomas Griesa ha bloccato il loro trasferimento. Tecnicamente Buenos Aires si ritiene cosi’ al riparo ma si tratta di una teoria che difficilmente può essere ritenuta legalmente valida, con l’Argentina che ha terminato quasi tutte le armi giudiziarie dopo la decisione della Corte Suprema americana. L’unica che cercherà di usare è quella di chiedere nuovamente una sospensione della sentenza, in base alla quale deve pagare allo stesso tempo chi ha aderito al concambio e gli hedge fund che non lo hanno fatto. Una sentenza che l’Argentina ritiene impossibile attuare perché innescherebbe richieste di rimborsi per 500 miliardi di dollari. L’ipotesi di un default si fa così strada e gli economisti si interrogano su cosa accadrà dopo. Per ora a risentirne è solo la Borsa argentina, sotto pressione e i bond che calano. Secondo alcuni osservatori la situazione non sarà difficile come quella di 13 anni fa, quando il tasso di disoccupazione salì al 25%. L’economia argentina inoltre non è in uno stato di salute critico come nel 2001 e a questo si aggiunge il fatto che le ripercussioni sui mercati emergenti saranno più limitate, con il debito di Buenos Aires in mano a un ristretto gruppo di investitori, come gli hedge fund, abituati a sbalzi dei prezzi e volatilità. ”Non c’e’ timore di un ampio contagio. Molti investitori sanno che l’Argentina e’ un caso particolare e che la situazione non è indicativa di quello che succede nel resto della regione” afferma Siobhan Morden, analista di Jeffries. Uno dei possibili effetti di un default potrebbe essere la chiusura dei mercati di credito e l’aumento dei costi di finanziamento per le banche, le agenzie del governo e Ypf, il gruppo petrolifero statale.