Inferno di bombe su Gaza, “100 morti”. Colpita centrale

Pubblicato il 29 luglio 2014 da redazione

TEL AVIV. – Al 22esimo giorno di guerra e dopo una notte infernale di bombe su Gaza con “almeno 100 morti” per un totale di quasi 1.200, si torna a parlare della possibilità di una tregua umanitaria. Una fonte militare israeliana ha rivelato che “sono stati raggiunti gli obiettivi affidati” all’esercito e che ora “la leadership politica deve decidere se andare ancora avanti o ritirarsi” dalla Striscia. Ad annunciare quella che poteva essere la svolta – mentre Gaza è al buio per i bombardamenti che hanno messo fuori uso l’unica centrale elettrica – è stato l’Olp per bocca di Yasser Abed Rabbo. Da Ramallah ha fatto sapere che le delegazioni delle fazioni palestinesi riunite al Cairo, con la mediazione egiziana e del leader Abu Mazen, avrebbero annunciato a breve una tregua umanitaria di 24 ore (con disponibilità di estenderla fino a 72 ore), accettata anche da Hamas, e senza nessuna precondizione per Israele. A breve stretto giro di posta tuttavia – come è già avvenuto altre volte nelle settimane scorse – Hamas da Gaza ha negato l’intesa. “Prenderemo in considerazione un cessate il fuoco – ha detto il portavoce Sami Abu Zuhri – quando Israele si impegnerà a rispettarlo a sua volta, con garanzie internazionali”. In serata Abed Rabbo ha confermato tuttavia che lo stesso Khaled Meshaal, capo in esilio di Hamas, ha “acconsentito alla proposta di cessate il fuoco avanzata dall’Autorità nazionale palestinese”. Che trattative serrate siano in corso al Cairo l’hanno rivelato anche altre fonti, secondo le quali però ancora l’intesa non è stata raggiunta. A premere per una tregua sono tornati ancora una volta sia il segretario generale dell’Onu Ban Ki moon sia il capo della diplomazia Usa John Kerry. Il primo ha ammonito sulle “conseguenze devastanti” che avrebbero altri spostamenti di popolazione all’interno della Striscia. Mentre Kerry ha detto che Israele vuole un cessate il fuoco che consenta di smantellare i tunnel, sottolineando di parlare con Netanyhau “due, tre, quattro volte al giorno”. Netanyahu, ha aggiunto, ha chiesto agli Stati Uniti di aiutare a raggiungere una tregua. Parole che, rimbalzate in Israele, sembrano aver provocato una nuova frizione tra Kerry e Netanyahu. Fonti dell’ufficio del premier hanno negato che Netanyahu abbia chiesto agli Usa di muoversi per un cessate il fuoco umanitario a Gaza. “E’ stato Kerry – hanno riferito le fonti ai media – a sollevare l’opzione per una tregua e non l’opposto”. Inoltre Netanyahu avrebbe detto al segretario di Stato Usa che l’operazione “è necessaria per proteggere i civili israeliani e per stoppare i tunnel”. La tv di stato israeliana ha anche reso noto il testo della telefonata dei giorni scorsi tra Barack Obama e lo stesso Netanyahu dal quale emergerebbe un tono piuttosto perentorio da parte del presidente Usa nei confronti dell’alleato, con la richiesta immediata di mettere fine all’escalation militare. Ma nell’attesa che lo scontro si fermi, sono le armi a continuare a parlare: la notte a Gaza è stata un diluvio di bombe dopo la forte ripresa dei razzi e il tentativo di un commando di Hamas di infiltrarsi nel sud di Israele. Ad essere colpita, tra gli altri obiettivi, è stata la centrale di Gaza, l’unica della Striscia, che brucia da ore e che lascerà al buio gli abitanti di Gaza in quelle poche zone dove ancora c’era elettricità. Gli sfollati sono circa 300mila e i forni sono stati presi di assalto. E Israele ha avvisato abitanti di altri rioni, specie nel nord della Striscia, di lasciare le case in vista di nuovi attacchi. Hamas – secondo la tv israeliana, ma da Gaza non ci sono conferme – avrebbe aperto il fuoco su un gruppo di palestinesi che due giorni fa a Beit Hanun, nel nord, “protestavano per le condizioni in cui erano venuti a trovarsi”. Cinque persone sarebbero rimaste uccise, altre decine ferite. L’esercito israeliano – che finora conta 53 soldati morti – ha scoperto, e ucciso, cinque “terroristi” che uscivano da un tunnel a Khuza nel nord della Striscia. Anche i razzi (2.612 in tre settimane) sono arrivati nel sud dello Stato ebraico e in serata la Jihad islamica ha rivendicato il lancio verso la zona di Gerusalemme, a un passo dalla Cisgiordania. (Massimo Lomonaco/Ansa)

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