Argentina sull’orlo default: Lagarde, impatto non forte

NEW YORK. – L’Argentina sull’orlo del default cerca un accordo dell’ultima ora. Ma le speranze di un’intesa con gli hedge fund sono poche: gli incontri fra Buenos Aires e il mediatore Daniel Pollack proseguono a poche ore dalla scadenza del 30 luglio, il termine ultimo per pagare i titolari che hanno aderito il concambio. Nel caso in cui il pagamento non fosse effettuato, per l’Argentina si tratterebbe del secondo default in 13 anni. Sugli sviluppi della vicenda c’e’ ”incertezza” afferma Elliott Management, uno degli hedge fund che si e’ visto riconoscere dalla giustizia il diritto di essere rimborsato per intero sui bond. Un default avrebbe dall’impatto limitato, rassicura il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Christine Lagarde. ”Anche se un default e’ sempre spiacevole, non riteniamo che avrebbe un impatto forte su ampia scala” precisa Lagarde. L’andamento dei bond argentini indica che gli investitori non prevedono una catastrofe imminente ma – avvertono alcuni analisti – esistono rischi. ”La situazione debole dell’Argentina dal punto di vista di bilancio e monetario fa si’ che le chance che la situazione finisca fuori controllo abbastanza alte” afferma Marcos Buscaglia, analista di Bank of America. Un default si tradurrebbe in richieste da parte dei titolari di bond per 29 miliardi di dollari, ovvero l’intero ammontare delle riserve estere dell’Argentina. Evitare il default e rispettare la sentenza americana implicherebbe invece, secondo Buenos Aires, pagamenti per 500 miliardi di dollari. Il giudice Thomas Griesa ha stabilito che l’Argentina per poter pagare chi ha aderito al concambio deve pagare allo stesso tempo gli hedge fund che non hanno accettato lo swap. Il rispetto della sentenza, confermata dalla Corte Suprema, farebbe scattare la clausola Rufo (Rights upon future options), ovvero la possibilita’ per chi ha accettato il concambio di chiedere rimborsi maggiori nel caso in cui l’Argentina pagasse di piu’ chi non ha accettato lo swap. Buenos Aires continua a chiedere a Griesa una sospensione della sentenza per non far scattare la clausola e concedere tempo alle trattative con gli hedge fund, che l’Argentina continua a rifiutare di incontrare direttamente. Buenos Aires inoltre ritiene di non poter fare default perche’ i fondi per il pagamento sono stati depositati e Griesa li ha bloccati: tecnicamente quindi, e’ la tesi dell’Argentina, i fondi per il pagamento ci sono ma sono altri a bloccarli. Griesa nelle ultime ore ha dato il via libera a Citigroup a pagare gli interessi sui titoli discount emessi in dollari con giurisdizione argentina, in parte nelle mani di di chi ha accettato il concambio.(

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