L’ira di Renzi, non molliamo, no a dittatura minoranza

ROMA. – Nell’aula di Palazzo Madama, doveva andare in scena un copione scritto: Vannino Chiti avanzava la mediazione, Loredana De Petris di Sel accoglieva il “lodo” e Luigi Zanda applaudiva all’intesa trovata. Ed, invece, si è visto tutt’altro film. Ed ora, ad oltranza, senza vacanze nè pause, si andrà avanti per approvare la riforma del Senato. “Vendola voleva un riconoscimento da Renzi che non c’è stato”, è la spiegazione che fonti di governo danno dell’accordo saltato all’ultimo minuto. E che ora vede il premier ancora più determinato a “non mollare” perchè il governo non accetta “i ricatti di chi ha paura di perdere la poltrona”. Matteo Renzi non ha voluto andare di persona a guardare la battaglia che da oggi si è ufficialmente aperta in Senato. Ha ricevuto dalla nazionale azzurra di scherma una sciabola ma ha preferito non usarla. Ma la presenza, nel Transatlantico di Palazzo Madama, degli uomini più vicini al premier spiegava molto dell’urgenza del momento e della volontà di fare squadra contro “i guastatori”: oltre al portavoce Filippo Sensi, hanno fatto capolino in Senato i sottosegretari Luca Lotti e Graziano Delrio. Lotti, uomo di poche parole ma definitive, si è scagliato contro Sel, minacciando le alleanze future con Sel che potrebbero saltare alle prossime regionali, in Calabria come in Emilia Romagna. “Avevamo fatto una proposta di mediazione, ci aspettavamo un segnale ed invece non ci si può fidare”, è la lettura dei renziani. Che raccontano come a far saltare la pulce al naso del leader di Sel Nichi Vendola sia stata la mancata chiamata di Matteo Renzi, “un’agibilità politica” al governatore pugliese che il premier, senza badare alle diplomazie, non ha voluto concedere prima di veder ritirati gli emendamenti. Per questo il rottamatore si è ulteriormente convinto che l’ostruzionismo delle opposizioni è solo strumentale. “Ma gli italiani – ragiona il premier – non lo capiscono mentre ci hanno chiesto di cambiare un sistema politico che non funziona più e che noi lo faremo senza paura e senza mollare”. E’ chiaro che tra i fedelissimi del premier la giornata di oggi, tra cori in aula e volantini esposti, è l’ennesima prova che sarebbe meglio andare alle urne per vincere e creare una maggioranza omogenea. Ma il premier non la ritiene la via maestra, convinto che la gente “vuole finalmente le riforme e non le ennesime elezioni”. Per questo, convinto che “un giorno in più, una settimana in più e ce la faremo”, Renzi guarda alle prossime tappe: giovedì a portare in consiglio dei ministri il decreto “Sblocca-Italia” e a rodare il nuovo team di economisti che ha voluto a Palazzo Chigi per definire le misure che saranno il cuore del programma dei mille giorni che presenterà a settembre. “Non accettiamo la dittatura della minoranza”, è la linea che va avanti senza preoccuparsi delle critiche dei nemici. E neanche dei consigli degli amici, come Diego Della Valle che sembra giudicare la trattativa messa in piedi con Forza Italia quando rivolge un appello al presidente della Repubblica, senza però riferirsi al premier, “perchè la Costituzione scritta da persone come Einaudi non sia fatta cambiare dall’ultimo arrivato seduto in un bar con un gelato in mano” o, “da vecchi marpioni della politica italiana”. (di Cristina Ferrulli/ANSA)

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