L’Unità, addio edicole da 1 agosto, Pd “lo riapriremo”

Pubblicato il 29 luglio 2014 da redazione

ROMA. – Fine della corsa. Dal primo agosto L’Unità sospende le pubblicazioni: per la terza volta nella sua storia – e a 90 anni esatti dalla sua nascita – il quotidiano fondato da Antonio Gramsci lascia le edicole. Gli azionisti della Nie in liquidazione non hanno trovato l’intesa su nessuna delle ipotesi sul tavolo. “Dopo tre mesi di lotta, ci sono riusciti: hanno ucciso L’Unità”, è l’affondo del cdr. “E’ sorprendente che il Pd non sia riuscito a trovare una soluzione”, è il j’accuse del direttore Luca Landò, che annuncia per domani “un numero speciale vuoto, in bianco”. Ma dal Pd Francesco Bonifazi replica: il partito “è impegnato al 100% per trovare una soluzione definitiva. Noi riapriremo L’Unità”. E il premier Renzi ritwitta le parole del tesoriere. I segnali arrivati dal Pd sono stati “un po’ ambigui: il riferimento all’Unità come brand conteneva l’indicazione di un interesse più al nome che al contenuto”, punta il dito Landò. E’ evidente il richiamo allo stesso Renzi che a giugno, all’assemblea del Pd, aveva parlato dell’opportunità di “tutelare il brand”, tornando a chiamare le feste del partito ‘feste dell’Unità’. “Se si voleva che L’Unità restasse in vita, c’era la possibilità di appoggiare la soluzione proposta da Fago, l’unica che garantiva un futuro al giornale e alla quale era favorevole anche la redazione”, insiste il direttore. Per Bonifazi, invece, la responsabilità è di chi ha gestito il giornale, in primis il “socio di maggioranza assoluta: gli azionisti “non hanno provveduto ad effettuare il finanziamento di 1,6 milioni di euro richiesto dai liquidatori per garantire la continuità della testata fino 30 settembre. Quindi per non far cessare l’attività era semplice: bastava che uno dei soci, magari anche chi tra loro aveva fatto un’offerta, versasse quanto richiesto. Ma nessuno ha provveduto”. In più, nessuna delle offerte “aveva un piano industriale né un piano editoriale, nessuna indicava un valore certo di acquisto della testata: un’azienda con 30 milioni di debiti non si salva con un affitto di 85mila euro al mese senza determinazione certa e garantita del valore d’acquisto della testata”. Lo strappo traumatico di oggi è il culmine di una crisi già evidente a inizio anno, aggravatasi negli ultimi tre mesi durante i quali gli 80 giornalisti e lavoratori non hanno percepito lo stipendio. Sul tavolo della Nie – si apprende – sono arrivate cinque lettere di interesse, di cui due definite ‘folkloristiche’, in quanto prive di dettagli credibili. A incontrare i favori della redazione era la proposta di Matteo Fago – socio di maggioranza della Nie e fondatore della nuova società Editoriale 90 – di affittare e poi, in una seconda fase – dopo la ristrutturazione dei conti entro sei mesi – acquistare il ramo d’azienda (cioè la testata, i giornalisti, i computer e tutto quello che serve a mandare in edicola il giornale). Una proposta giudicata però inadeguata dal Pd. L’assemblea dei soci ha scartato anche la proposta dell’imprenditore milanese Massimo Pessina – che si sarebbe fatto avanti per acquisire solo la testata – e quella di Daniela Santanché, la pasionaria del centrodestra, subito finita nel mirino del giornalisti in quanto considerata contraria alla storia politica del giornale. “I lavoratori agiranno in tutte le sedi per difendere i propri diritti”, annuncia il cdr. “Oggi è un giorno di lutto per la comunità dell’Unità, per i militanti delle feste, per i nostri lettori, per la democrazia. Noi continueremo a combattere guardandoci anche dal fuoco amico”. Accanto ai giornalisti la Fnsi, che auspica tutti gli sforzi possibili “per tentare il ritorno in edicola” e la Cgil, che con Susanna Camusso e gli ex segretari Cofferati, Epifani e Pizzinato chiede al Pd di mettere in campo “tutta la sua autorevolezza e il suo peso”. Appelli trasversali arrivano anche da Ncd e Sc, mentre #iostoconlunita è l’hashtag che rimbalza in rete, dove si moltiplicano i messaggi di solidarietà. Ma c’è anche chi scrive “finalmente”: una posizione probabilmente condivisa da Beppe Grillo, che nei suoi post ha ironizzato sulla possibile chiusura del giornale. (di Angela Majoli/ANSA)

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