Sito appuntamenti manipola profili, ma l’amore è cieco

ROMA.- In nome degli esperimenti si possono cambiare all’insaputa degli utenti anche i dati dei profili. E dare pure una validità scientifica al vecchio adagio ‘l’amore è cieco’. Dopo la manipolazione ‘emotiva’ da parte di Facebook dei post degli utenti – che ha scatenato polemiche ed è finito nel mirino di alcune Autorità per la Privacy – anche OkCupid, uno dei siti di appuntamenti online più popolari negli Stati Uniti, ha condotto dei test sui suoi iscritti. L’obiettivo è dimostrare che le compatibilità tra due persone possono essere cambiate. ”Se usi Internet sei soggetto a centinaia di esperimenti in qualunque momento e su ogni sito. E’ così che funzionano i siti”, si giustifica Christian Rudder, il fondatore di OkCupid, come se fosse la cosa più normale del mondo maneggiare dati personali, sicuramente utili alla piattaforma. OkCupid, che ha un pacchetto di 30 milioni di utenti attivi, con un milione di ‘log in’ al giorno, ha condotto ben tre esperimenti. Nel primo, alle coppie che avevano il 30% di compatibilità è stato fatto credere che invece erano “altamente compatibili”, per verificare se la ‘suggestione’ aveva un effetto sul comportamento, che si è puntualmente verificata. ”Quando diciamo ad una coppia che è potenzialmente compatibile si comporta come se lo fosse, anche se i due sarebbero ‘sbagliati’ l’uno per l’altra”, scrive ancora Rudder sul blog della compagnia. In un altro test, invece, sono state oscurate le foto di alcuni utenti, per dimostrare appunto che l’amore è cieco: è emerso che i rapporti sono stati più profondi, con molti più messaggi scambiati e conversazioni più ‘intense’ anche una volta svelato l’aspetto fisico. Al contrario, in un terzo esperimento è stato cancellato il testo dei profili, dimostrando che questo pesa solo per il 10% sul giudizio finale dell’utente quando è presente anche la foto. ”Quindi la vostra foto vale le proverbiali migliaia di parole e le vostre parole non valgono praticamente niente”, chiosa Rudder, rivendicando l’esperimento con orgoglio. Al momento, il blog della compagnia non sembra registrare reazioni particolarmente negative, a parte qualche post. “Capisco che l’esperimento è una parte del processo e non credo sia più invasivo di altri”, scrive ad esempio Zaz Harris, californiano di 37 anni. Con molta più indignazione era stato invece accolto l’esperimento ‘emotivo’ di Facebook: nel 2012, a circa 700mila persone e per qualche giorno, aveva modificato l’algoritmo che determina cosa viene mostrato in bacheca per dimostrare che il ‘contagio emotivo’ fra stati d’animo positivi, si realizza anche sul piano virtuale. Un test lecito, ma ”comunicato male”, si è poi giustificato il numero due dell’azienda, Sheryl Sandberg, dopo che il social network è finito sulla graticola.

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