Renzi pressa su riforme e guarda oltre, la pazienza vince

ROMA. – E’ difficile, anche per un premier mediaticamente efficace come Matteo Renzi, riuscire a spostare in questi l’attenzione su temi che non abbiano a che vedere con il superamento del Senato. Ma il premier non sembra più di tanto preoccupato per un motivo che sintetizza in un ruvido tweet: “Mentre loro hanno finito il tempo, noi non abbiamo finito la pazienza”, un parallelo per spiegare che dissidenti e frondisti si giocano al Senato l’ultima resistenza. Mentre lui guarda già oltre, ai mille giorni che da settembre rilanceranno il cammino del governo e, non si esclude, ridisegneranno la squadra di governo. Non è solo la battaglia del Senato che terrà il premier a Roma per buona parte di agosto. Se sulle modifiche all’Italicum su soglie e preferenze contatti e mediazioni sono già avviate e entreranno nel vivo a settembre, dai ministeri gira voce, preoccupata, che Renzi abbia già fissato due consigli dei ministri, l’11 e il 18 agosto. E lui stesso non fa mistero degli obiettivi estivi: a fine agosto, dopo un mese di confronto, il governo approverà le misure dello Sblocca-Italia, che domani sarà illustrato nelle sue linee guida. E ai primi di settembre prenderà definitivamente sostanza la riforma della giustizia. “Prima si ascoltano i cittadini – sostiene Renzi – Poi si decide. Ma sul serio. Con l’obiettivo di dimezzare gli arretrati del civile, portare i tempi ai livelli europei (350 giorni contro 950 per il primo grado), garantire la certezza del diritto eliminando il ricorso alle prescrizioni perché il tempo non può sconfiggere la legge”. A settembre c’è poi quello che tutti chiamano l’avvio della fase 2 del governo: la presentazione, con l’aiuto dell’agenzia pugliese Proforma, del programma dei Mille giorni con cui Renzi, “a dispetto dei rassegnati per professione, dei disprezzatori di noi stessi, dei pessimisti per vocazione” punta a traghettare l’Italia “là dove deve stare”, cioè tra le grandi potenze mondiali. Che vuol dire, in primo luogo, avere un posto in prima fila in Europa. Posto che fino al consiglio europeo del 30 agosto il premier deve guadagnarsi con le unghie e la diplomazia: per ottenere per l’Italia il posto di Alto Rappresentante e per “togliere polvere da un’Europa che non può andare avanti nella noia e nella burocrazia” dove, a suo avviso, valgono più i vincoli economici che la crescita reale dell’economia. Partite complesse anche se si pensa alla sfida dei conti pubblici con l’obiettivo del premier, nonostante una crescita vicina allo zero e la mole del debito italiano, di fare “manovre non per chiedere i soldi ma per darli”. Ma il presidente del consiglio non si scoraggia: “ci vorranno nottate in Senato, pomeriggi alla Camera, weekend a Palazzo Chigi non importa. Noi con calma e determinazione faremo ciò che abbiamo promesso” sprona il rottamatore convinto di avere il tempo per far uscire “l’Italia dalla palude, dalla stagnazione che prima di essere economica rischia di essere concettuale”. Ogni riferimento a chi frena le riforme è puramente voluto. (di Cristina Ferrulli/ANSA)

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