La giornata politica: ancora una volta “la carica dei 101”

Pubblicato il 31 luglio 2014 da redazione

ROMA. – Matteo Renzi ha tenuto subito a chiarire che il colpo incassato dai franchi tiratori al Senato sulle riforme ”non è un remake dei 101”, a differenza di quanto avevano ventilato alcuni dei suoi. Ammetterlo avrebbe significato infatti che, come nel siluramento della candidatura Prodi al Quirinale, la dissidenza democratica aveva un uomo da colpire: e questo uomo adesso non poteva che essere il premier in persona. Il Rottamatore nega invece che il nemico sia all’interno del Pd. E’ pronto a scommettere che siano altri i cecchini in agguato: annidati per esempio in Forza Italia dove la proposta di rimettere mano all’Italicum e di introdurre le preferenze semina il nervosismo. Insomma, implicitamente Renzi manda a dire a Silvio Berlusconi – il quale studia da lontano la tenuta di entrambi i partiti firmatari il Patto del Nazareno – come un pericolo più generale sia in agguato nelle votazioni a scrutinio segreto a palazzo Madama: uno schieramento forse trasversale ha posto al centro del mirino il capo del governo quale garante della tenuta del quadro politico nato dall’intesa a due. E’ un quadro che tuttavia ha bisogno vitale del supporto dei centristi e ciò spiega perché alla Direzione del partito il segretario-premier abbia chiesto un mandato pieno a modificare alcune parti dell’Italicum (le soglie di sbarramento e le preferenze). Ma sempre con l’accordo del Cavaliere perché il Patto del Nazareno, una maggioranza allargata a Fi, è l’assicurazione sulla vita di riforme ampiamente condivise. Questa richiesta spiega a chiare lettere un paio di cose: innanzitutto che le riforme istituzionali sono inscindibilmente legate alla legge elettorale; e poi che per la tenuta del Pd è essenziale una speculare compattezza delle principali forze del centrodestra. Fedele al suo cliché, il premier alza perciò la posta: definisce ”storica” la riforma del Senato in discussione a palazzo Madama, garantisce che la condurrà in porto a tutti i costi, chiude la porta del dialogo sia con Vendola (”non mi alleo con chi mi chiama autoritario”) sia con i 5 stelle che lo accusano di ”ingerenze improprie” in tandem con Giorgio Napolitano e che lo bombardano con una vera e propria guerriglia parlamentare. Renzi sembra contare sulla possibilità di una nuova intesa con Berlusconi, in base all’assunto che la tenuta dell’asse può cambiare una volta per sempre la storia dei rapporti tra destra e sinistra. Naturalmente la scommessa è che il leader azzurro sia ancora in grado di imporre le modifiche al Patto del Nazareno ai frondisti (che al Senato hanno già dimostrato di poter fare male) e ai suoi stessi colonnelli. Una trattativa delicata, in mano ai rispettivi plenipotenziari, il cui esito appare ancora incerto. C’è infatti un secondo fronte strettamente collegato al primo sul quale però Renzi e Berlusconi sono su posizioni opposte: la crisi economica. La bomba Cottarelli ha scompaginato i piani per l’autunno: il presidente del Consiglio ha di fatto ”licenziato” il commissario alla spending review scelto da Enrico Letta spiegando che i tagli di spesa si faranno anche senza di lui. E’ probabile che la scarsa sintonia tra i due sia dovuta anche alla provenienza di Cottarelli dal Fondo monetario e dunque ad una filosofia che il Rottamatore non ha mai amato. In fondo è la stessa filosofia che Renzi contesta in Europa: senza una svolta Ue nella politica dei tagli e dell’austerità, ripete, salta l’Eurozona. E non sembra solo un pronostico. Il premier infatti è convinto che ci sia un pregiudizio contro l’Italia, che il nostro Paese abbia potenzialità economiche ben superiori a ciò che si pensa, e che il problema non sia la stagnazione italiana ma europea. Si tratta di un’analisi non molto diversa da quello che ha sempre sostenuto Berlusconi e piuttosto distante da ciò che si pensa a Berlino e a Francoforte. Il che fa capire che l’autunno caldo sarà problematico non tanto a Roma, quanto a Bruxelles. Renzi è pronto al braccio di ferro anche in quella sede, forte del sostegno del Pse, come si evince dalla determinazione con cui spinge la candidatura di Federica Mogherini a Mrs. Pesc. (di Pierfrancesco Frerè/Ansa)

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