Rapito un soldato israeliano, salta la tregua di 72 ore a Gaza

Pubblicato il 01 agosto 2014 da redazione

TEL AVIV. – La tregua a Gaza entrata in vigore alle 8 locali è andata in pezzi in poco più di un’ora. Il probabile rapimento in piena tregua a Rafah, nel sud della Striscia, di Hadar Goldin, 23 anni, ufficiale della brigata di fanteria Ghivati, ha sbriciolato il cessate il fuoco umanitario di 72 ore messo faticosamente in piedi da un’azione congiunta Onu-Usa. Accettato sia da Israele sia da Hamas, avrebbe dovuto consentire alle delegazioni delle parti, già in partenza per il Cairo, di trovare forse una soluzione più duratura al conflitto. La reazione di Israele è stata immediata: il premier Benyamin Netanyahu ha convocato il Gabinetto di sicurezza, mentre la risposta militare già martellava la Striscia con forti bombardamenti. I morti tra i palestinesi a Rafah sono saliti a 62 per un totale complessivo, secondo fonti locali, di 1.504, con oltre 8.000 feriti. E l’esercito israeliano ha ordinato in serata lo sgombero immediato dell’ospedale di Rafah che, secondo fonti locali, sarebbe già stato colpito dopo la notizia del rapimento del soldato. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha condannato “nei termini più forti la violazione del cessate il fuoco umanitario da parte di Hamas”, dicendosi “scioccato e profondamente deluso”. Poi ha domandato “l’immediata liberazione del soldato”. Una richiesta subito avanzata anche dal presidente Usa Barack Obama (“Hamas deve liberarlo senza condizioni”) e dal suo segretario di Stato John Kerry, che ha condannato “la vergognosa violazione da parte palestinese del cessate il fuoco a Gaza”. In serata Obama ha ribadito che Israele ha il diritto di difendersi e ha addossato ad Hamas la responsabilità di aver rotta la tregua, ma si è appellato anche a fare “tutto il possibile per evitare vittime civili”. Sul terreno tutto è sembrato nascere a due ore di distanza dall’inizio della tregua con scambi di colpi a Rafah, nel sud della Striscia, preceduti dalle sirene di allarme per l’arrivo dei missili nelle comunità israeliane a ridosso del confine (saranno 38 a fine giornata, secondo il portavoce militare). Di fronte ai fatti, Israele ha accusato ufficialmente davanti agli Usa e all’Onu Hamas di aver violato la tregua, di cui poco dopo ha annunciato la fine. Il quadro si è chiarito quando il portavoce militare israeliano ha riferito che c’era la probabilità che un soldato israeliano era stato “rapito da terroristi”. Lo stesso portavoce ha fornito anche i particolari: “Alle 9.30 di stamattina un attacco è stato condotto contro forze israeliane che operavano allo smantellamento di un tunnel”. Quell’attacco “in piena tregua” – ha rivelato una fonte militare al sito Ynet, anche se per ora non ci sono conferme – è stato condotto “in uno scontro vicino ad un tunnel” ed “è stato favorito da un attentatore suicida”. Nell’esplosione, ha poi annunciato sempre il portavoce militare, sono stati uccisi due soldati israeliani. Con questi due morti sale a 63 il numero complessivo dei soldati uccisi nel corso delle operazioni a Gaza. Le Brigate Ezzedim al Qassam, ala militare di Hamas – citate dall’agenzia palestinese Maan questa mattina – hanno confermato che propri uomini hanno messo a segno “la cattura” del militare israeliano, ma hanno contestato la versione di Israele. In serata, citato da Haaretz, l’esponente di Hamas Ismail Radwan ha detto che “la leadership politica dell’organizzazione non ha informazioni riguardo la cattura di un soldato israeliano. Anche se fosse vero – ha aggiunto – la leadership militare è la sola autorizzata a riportare tale evento”. “E’ chiaro che il rapimento è una storia inventata dagli israeliani. Non c’è nulla che ci indichi un rapimento”, ha aggiunto un esponente di Hamas in Libano, Osama Hamdan, parlando alla Cnn. Fatto sta che “l’evento” ha modificato radicalmente lo scenario di una guerra arrivata al 24esimo giorno: Israele sembra sul punto di rivivere l’incubo di Gilad Shalit, il soldato tenuto prigioniero per cinque anni da Hamas. E al di là delle differenze tra i due casi, la sostanza – ha suggerito Amos Arel su Haaretz – è che le aspettative che Israele, dopo aver neutralizzato i tunnel, lasci la Striscia dopo le 72 ore di cessate il fuoco “sono molto meno realistiche”. Considerazione sposata dallo stesso Obama: “Sarà molto difficile mettere in atto un altro cessate il fuoco a Gaza” se la comunità internazionale “non è sicura che Hamas possa rispettarlo”, ha detto in serata. Nel frattempo la situazione umanitaria nella Striscia è al collasso: l’ong Oxfam parla di 450mila sfollati, mentre l’agenzia dell’Onu per i rifugiati ha riferito che nei suoi 90 ricoveri ci sono 250mila persone. (Massimo Lomonaco/Ansa)

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