50 leader africani da Obama, al via il primo maxi-summit

NEW YORK. – Senza democrazia e rispetto dei diritti umani non ci può essere vero sviluppo. Parte con questo appello dell’amministrazione americana il maxi vertice Usa-Africa ospitato alla Casa Bianca da Barack Obama. Un summit dedicato soprattutto ai temi della cooperazione economica e degli investimenti, ma la cui agenda rischia di essere stravolta dall’emergenza Ebola e da quella legata all’offensiva del terrorismo islamico. Sono ben 50 i leader africani giunti in una Washington super blindata e in stato di massima allerta anche sul fronte sanitario, con controlli a tappeto sui membri di tutte le delegazioni partecipanti, capi di Stato e di governo compresi. Con gli agenti del Secret Service istruiti da esperti medici e pronti ad affrontare qualunque emergenza. E se molte associazioni per la difesa dei diritti civili avevano criticato la Casa Bianca per aver invitato al summit anche alcuni leader africani molto discussi sul fonte del rispetto dei diritti umani (non sono comunque stati invitati Sudan, Eritrea, Repubblica Centrafricana e Zimbabwe) l’amministrazione Obama ha voluto subito mettere le cose in chiaro con i due interventi inaugurali del vicepresidnete Joe Biden e del segretario di stato John Kerry. Interventi che si sono trasformati in un preciso richiamo ai leader presenti. “Non c’è democrazia senza una cittadinanza informata e una società civile attiva”, ha affermato Biden. Mentre il capo della diplomazia Usa ha citato più volte lo scomparso leader sudafricano Nelson Mandela per sottolineare come “una società civile forte e il rispetto per la democrazia, per lo stato di diritto e per diritti dell’uomo devono essere dei valori universali”. Di qui l’invito a centrare ovunque in Africa un’obiettivo di cui si è tanto parlato: limitare a massimo due i mandati dei capi di Stato e di governo. Un obiettivo che trova favorevole la maggioranza della popolazione africana e che aiuterebbe a limitare la corruzione e le derive autocratiche. “Le Costituzioni non possono essere modificate dai leader a vantaggio dei loro interessi personali o politici”, ha ammonito Kerry. In platea, ad ascoltare, i dirigenti di regimi discussi come quelli di Congo, Guinea Equatoriale, Ruanda, Uganda, Angola e Camerun. L’appello di Kerry è stato anche quello di rispettare la libertà di stampa e di porre fine all’imprigionamento di giornalisti perseguiti come terroristi o per ragioni arbitrarie solo per aver svolto il loro dovere di informazione. Le discussioni ora entreranno nel vivo e affronteranno tutto lo spettro di opportunità per rafforzare i legami economici e commerciali tra Stati Uniti e Paesi africani. Non è un mistero che l’obiettivo dell’amministrazione americana è quello di contrastare l’avanzata in Africa degli interessi della Cina. Anche se per molti osservatori la mossa di Obama nell’organizzare questo summit senza precedenti è di fatto tardiva e arriva fuori tempo massimo.