Le riforme al primo giro boa, la partita si sposta su Italicum

Pubblicato il 05 agosto 2014 da redazione

ROMA. – Si avvicina al traguardo la maratona sulle riforme. L’Aula di Palazzo Madama licenzia infatti una nuova, consistente, fetta di articoli del ddl e con un unico brivido: il voto segreto, l’ultimo previsto, sull’emendamento Casson che restituiva al Senato dei 100 il potere di concedere amnistia e indulto. Emendamento che è stato bocciato per soli due voti. Matteo Renzi saluterà l’accelerazione presentandosi alla Camera Alta giovedì per accompagnare idealmente questo primo giro di boa della lunga partita costituzionale. E intanto lavora per stringere sulle modifiche alla legge elettorale: oggi il premier ha ascoltato, di persona, le richieste del suo alleato di governo Angelino Alfano mentre domani, nell’atteso incontro con Silvio Berlusconi, i contraenti del Patto del Nazareno porranno il sigillo sul ‘nuovo’ Italicum. I binari su cui Renzi si accinge ad incassare l’ok al ddl prima della pausa estiva – che potrebbe giungere tra giovedì sera e venerdì mattina – restano quindi due: la discussione a Palazzo Madama, con un accordo sui punti chiave che escluda il rischio di una nuova battaglia in Aula, e la modifiche all’Italicum, alle quali gli ‘sherpa’ del premier e del Cav stanno lavorando con impegno in queste ore. Il presidente del Consiglio ostenta ottimismo sulla legge elettorale e fa sapere, appunto, che giovedì verrà al Senato per suggellare un successo che, solo la settimana scorsa, sembrava lontano: “chi avrebbe pensato 20 giorni fa che ci sarebbe stato un Senato con più poteri alle Regioni e una politica meno costosa e meno persone che fanno politica?”. Restano, tuttavia, alcuni nodi, ai quali Renzi è tornato a lavorare anche per ‘spegnere’ i malumori dei partiti minori, a cominciare dagli alleati di Ncd. Oggi il premier, in un lungo confronto con Alfano, ha affrontato i due punti più spinosi: soglie e preferenze. E se sul primo l’apertura del governo è ormai assodata, con l’abbassamento di quelle di sbarramento almeno al 4% e l’innalzamento di quella per il premio di maggioranza, è sulle preferenze che la trattativa risulta più difficile. Ncd le chiede, ma all’incontro tra Renzi e Alfano oggi c’era un convitato di pietra, il Cavaliere, che non le ha mai amate. E’ probabile, perciò, domani Renzi e l’ex premier saldino il punto di caduta soprattutto sulle soglie mentre sulle preferenze e sulla mediazione dei capilista bloccati restano diversi dubbi. Intanto, al Senato, viaggia spedito il ddl Boschi, grazie anche alla decisione – dei relatori Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli – di rinviare a domani gli articoli più delicati, relativi a leggi di iniziativa popolare, referendum, platea per l’elezione del Capo dello Stato, funzioni legislative del Senato. Punti sui quali questa sera i relatori saranno chiamati a trovare una riformulazione che non scontenti troppo opposizioni e dissidenti interni e per arrivare così in Aula con una nuova proposta. Mentre oggi il dibattito, complice anche il prolungato Aventino del M5S, con lega che invece è rientrata, ha permesso di mettere altri paletti al disegno del Senato dei 100 e non solo, con l’ok dell’Assemblea, ad esempio, allo stop ai dl omnibus, iper-utilizzati negli ultimi tempi. Il futuro Senato, inoltre, non potrà deliberare lo stato di guerra, e potrà disporre inchieste parlamentari solo in merito alle autonomie territoriali. Resta appannaggio della Camera, invece, il potere di amnistia e indulto, al centro dell’emendamento Casson. Il governo, a dispetto dell’emendamento che dava al Senato poteri sui temi eticamente sensibili sui quali è andato sotto, si è rimesso all’Aula e la maggioranza, per soli 2 voti e con l’assenza, fortuita, di tre dissidenti Pd, ha avuto la meglio. L’articolo 18, nonostante il rientro dei 5S in Aula, è stato così mantenuto e un ulteriore sasso è stato divelto dal binario delle riforme. (di Michele Esposito/ANSA)

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