Barman assalta la banca della Camera, ma non è una cosa seria

ROMA. – La filiale del Banco Di Napoli di Palazzo San Macuto, una blindatissima dependance della Camera, viene assaltata per la prima volta nella sua storia da un rapinatore solitario, un cameriere che lavora nel palazzo per una società che ha in appalto il bar interno. “Si è scatenata l’ira di Dio;l’Ispettorato della Polizia di Montecitorio, la scientifica, i carabinieri, e tutto per un poveraccio che conosciamo bene; uno che ha mille problemi e lavora alla caffetteria”, racconta un dipendente che chiede l’anonimato. Sono le 14 e la giornata della rapina alla banca di San Macuto, sede di delicati organismi bicamerali, è già finita. Visi tirati e bocche cucite nel Palazzo che fu sede del processo a Galileo Galilei e ospitò a lungo Santa Caterina da Siena. Al primo giorno di ferie un uomo di 38 anni, due figli e molti problemi economici, decide di sfruttare la diretta conoscenza del dedalo di porte, entrate e uscite del Palazzo dei Misteri che oggi ospita l’Antimafia e il Comitato per i servizi segreti. L’uomo lavora al bar interno; tutti lo conoscono bene. Serve tutti e tutti l’hanno davanti agli occhi ogni giorno. L’uomo, dicono le voci del Palazzo, ha debiti e un bambino molto piccolo; forse ad “aiutarlo” sono arrivati gli strozzini. L’uomo ha lavorato, come barista della società Milano 90, anche al ristorante che era all’ultimo piano del palazzo, il sesto, dove oggi ci sono gli appartamenti dei questori della Camera. Per portar su le derrate si usa un montacarichi che dà direttamente sulla strada, al numero 81 di via del Seminario, una ventina di metri prima dell’entrata principale. La succursale interna del Banco di Napoli è al piano terra, davanti alla Posta, a pochi passi dalla sala stampa. Il ‘nostro’ entra regolarmente poi nel corridoio si infila una maschera di carnevale da diavolo, entra in banca e minaccia la sbalordita dipendente con un temperino. Arraffa poco meno di 11mila euro. Il tutto dura meno di 3 minuti. Fuggendo getta per terra la maschera ma sono dei commessi e la stessa dipendente della banca a riconoscerlo. Invece di fuggire dalle due uscite controllate al piano terra il maldestro rapinatore prende l’ascensore al piano terra e sale al quinto piano, dove c’è la sede della commissione Antimafia, entra in un corridoio e sale di un piano passando per gli uffici del servizio tutela giuridica e arriva al montacarichi. Da lì scende e esce direttamente in strada. Un percorso che denuncia subito il carattere “interno” della rapina. Basta poco e la conferma arriva con i video delle telecamere: “Ma quello è….” dicono in tanti. Intanto il Palazzo è blindato; porte chiuse, controlli, sirene che si attivano perché il nostro ha violato anche una porta allarmata. Arriva mezzo mondo a San Macuto; polizia, carabinieri, uomini della sicurezza, commessi e funzionari della Camera. Il trentottenne aveva parcheggiato l’auto poco distante da San Macuto e poco dopo era già nel quartiere della Serpentara a Montesacro. Alla posta a fare un bonifico di 4 mila euro alla moglie con in tasca i 7mila rimanenti. Gli uomini dell’Ispettorato di Montecitorio lo fermano subito e la rapina che ha violato il Palazzo dei Misteri sembra la conclusione di un film di Totò o di Monicelli: “Non avrei mai voluto farlo, ma ero disperato. L’ho fatto perche’ non avevo i soldi per pagare le bollette”, dice mentre lo portano via. Se non fosse la Camera dei Deputati domani 10 righe in cronaca, ma il cameriere non ne ha azzeccata una. (di Paolo Cucchiarelli/ANSA)

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