Crescita non arriva ma il governo insiste, no alla manovra

ROMA. – Nonostante il peggioramento dei conti trimestrali non servirà una manovra correttiva in corso d’anno. Il rapporto deficit-Pil (anche con il peggioramento del denominatore) rimarrebbe comunque appena sotto il 3% (salendo però dal 2,6% previsto nel Def fino al 2,9%) e questo grazie soprattutto ai risparmi legati ad un basso livello dello spread che, se rimanesse ai livelli attuali, farebbe risparmiare oltre 5 miliardi quest’anno. E anche per il prossimo, nonostante l’impegno al contenimento del deficit, si potrebbe puntare a restare sul filo del 3% per far fronte alla ripresa che tarda ad arrivare, riuscendo comunque a unire tenuta dei conti e spinta alla crescita. Quindi, nonostante un Pil acquisito nel primo semestre di -0,3%, si continua a guardare con cautela a possibili interventi anche grazie al ‘rimbalzo’ in giugno della produzione industriale (+0,9%) che lascia ben sperare in un’inversione di tendenza. Ottimismo e rimboccarsi le maniche, perché comunque “non siamo l’Argentina”, fanno notare gli uomini del Tesoro. Ma è chiaro che una crescita vicina a zero (il 2014 chiuderebbe nella migliore delle ipotesi a +0,3%, ma per gli economisti c’è il rischio di chiudere l’intero anno con il segno meno) pone una sfida ancora più impegnativa per l’anno che arriva. Anche perché tra riduzione del debito, contenimento del deficit e impegni già annunciati (il bonus di 80 euro, se possibile esteso; interventi sui pensionamenti in ‘deroga’ alla Fornero; spese incomprimibili, ecc) si ipotizza già una manovra ‘monstre’ da almeno 20 miliardi (30 dicono i 5 Stelle). Il tutto in una situazione nella quale la principale fonte di approvvigionamento, cioè la spending review, viene guardata con sempre maggior sospetto perché, a detta di molti (oggi Nomisma) avrebbe comunque un effetto recessivo. Ma il governo punta proprio su quelle entrate: si tratta di 4,5 miliardi quest’anno; 17 nel 2015 e 32 nel 2016. Viceversa il rischio è alto: se le risorse non entreranno sono infatti pronte a scattare clausole di salvaguardia che, ad esempio, imporrebbero un taglio secco sugli sconti fiscali. Anche in questo caso aumentando l’effetto recessivo del ciclo economico. Proprio per questo si scommette molto sull’utilizzo dei margini di flessibilità che già esistono nelle regole Ue, che consentono di rallentare sul contenimento del deficit in presenza di un quadro congiunturale sfavorevole. Così come si punta a ottenere il rinvio al 2016 del pareggio di bilancio. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, prudentemente comunque non fa che ripetere da giorni che il 3% di deficit/pil nel 2014, e anche nel 2015, “non sarà superato” e “non ci sarà bisogno di una manovra aggiuntiva”. “Si possono fare tagli buoni e giusti – rassicura Padoan in una intervista al Sole 24 Ore – e il governo farà di tutto per evitare l’applicazione di misure di salvaguardia come sono quelle dei tagli lineari o nuove tasse”. E ancora al Tg2 il ministro ribadisce: ”Dietro l’angolo non c’è una manovra. Il governo osserva attentamente l’andamento della finanza pubblica e con un controllo attento delle spese la manovra non c’è”. Padoan chiude con un appello alle famiglie, vera chiave di volta (con i loro consumi) per uscire da questo avvitamento: ”per le famiglie soprattutto, ma anche per le imprese abbiamo abbattuto le tasse”. Con la legge di stabilità ”renderemo permanente il bonus, quindi alle famiglie dico: dovete avere allo stesso tempo fiducia e spendere al meglio le risorse aggiuntive che vi vengono trasmesse”. (di Francesco Carbone/ANSA)

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