Pil: male export, bonus 80 euro non spinge consumi

ROMA. – Sul ribasso del Pil italiano nel secondo trimestre, oltre ai consumi che non ripartono nonostante il bonus da 80 euro, pesa anche l’indebolimento della spinta da fuori confine. Dal lato della domanda, spiega infatti l’Istat, è nullo il contributo alla variazione congiunturale del Pil della componente nazionale, mentre quello della componente estera netta è negativo. Le stime preliminari Istat a giugno 2014 rispetto a maggio, indicano un crollo per le esportazioni italiano verso i Paesi extra Ue, in calo – 4,3%. L’export insomma, dopo aver messo a segno performance positive grazie al made in Italy, frena e trascina al ribasso il prodotto interno lordo. Il contesto internazionale non aiuta. La stessa Germania registra a giugno un brusca frenata per gli ordinativi alle fabbriche: sul mese segna un calo del 3,2% mentre le stime degli analisti vedevano un rialzo dello 0,9%. Inoltre, secondo Domenico Giannone, docente di economia alla Luiss, ”la Germania potrebbe trovarsi in una situazione anche peggiore dell’Italia, con un Pil probabilmente negativo nel secondo trimestre”. Le aree di crisi potrebbero poi infittire le nuvole sull’export nei prossimi mesi: a causa delle nuove sanzioni contro la Russia, Sace prevede una possibile riduzione dell’export Made in Italy in Russia in una forbice tra 0,9 e 2,4 miliardi di euro nel 2014-2015. Sul fronte dei consumi interni, lo stesso premier Matteo Renzi riconosce che “l’abbassamento delle tasse per i ceti medio bassi per 10 miliardi di euro annui e la riduzione del 10% dell’Irap sono un passaggio storico per l’Italia, ma non ancora sufficiente”. Il bonus non ha dato la scossa insomma, nonostante il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan metta tra gli aspetti positivi, oltre al buon andamento della produzione industriale italiana, i consumi che ”continuano seppur lentamente, a crescere”. Renderemo permanente il bonus, assicura Padoan che dice quindi alle famiglie di avere ”fiducia e spendere al meglio le risorse aggiuntive”. ”Gli 80 euro non sono stati sufficienti a incrementare i consumi” secondo il leader Cisl Raffaele Bonanni che chiede un taglio più vigoroso delle tasse su lavoratori e imprese. Per la Coldiretti invece l’effetto bonus si legge sulla produzione alimentare che ”fa registrare un aumento record del 4% e traina la crescita di tutti i beni di consumo (+3,5% rispetto all’anno precedente)”. ”Gli 80 euro sono stati per tante famiglie una boccata ossigeno” afferma Stefano Fassina del Pd. Difende la scelta del governo anche il segretario generale aggiunto Uil Carmelo Barbagallo: ”Il bonus di 80 euro è la prima significativa riduzione di tasse sul lavoro dopo tanti anni di chiacchiere e promesse non mantenute. In nessun paese europeo negli ultimi 15 anni sono stati restituiti 10 miliardi di euro a 11 milioni di lavoratori”. (di Paola Barbetti/ANSA)

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