Gaza: armi di Hamas e blocco Striscia, i nodi al Cairo

IL CAIRO. – Disarmo di Hamas quale condizione israeliana per un via libera alla ricostruzione di Gaza e i vari aspetti di una levata del blocco che soffoca la Striscia, ma anche scarcerazione di prigionieri palestinesi: sono molti, e tutti controversi, i temi del negoziato indiretto in corso al Cairo fra Hamas e Israele con la mediazione egiziana.

DISARMO DEL MOVIMENTO: il punto, pur apparendo come il nodo centrale, comprensibilmente non è contenuto nella proposta unificata inter-palestinese che è alla base del negoziato ma è stato imposto dal premier israeliano Benyamin Netanyahu quando ha chiesto che “ogni ricostruzione e sviluppo di Gaza sia legata al disarmo di Hamas e alla smilitarizzazione della Striscia”. Un negoziatore di Hamas al Cairo ha già fatto capire che aria tira con un tweet: “Toglieremo la vita a chiunque provi a toglierci le armi”. Più  abilmente, ma sempre opponendo una sostanziale chiusura, il leader politico del movimento, Khaled Meshal, martedì sulla Cnn si è detto “pronto a discutere” di disarmo ma ha chiesto retoricamente che una simile richiesta non venga fatta anche ad Israele.

LEVATA DEL BLOCCO ISRAELIANO: i palestinesi chiedono la revoca “blocco di Gaza”, in pratica l'”embargo” terrestre, marittimo e aereo imposto alla Striscia dal 2006, dopo il sequestro del soldato Gilad Shalit, e rafforzato l’anno dopo, contro l’ascesa al potere di Hamas. Fonti diplomatiche citate da una tv parlano di un assenso della delegazione israeliana che però avrebbe chiuso su nodi inseriti dai palestinesi in questo ambito: dotare Gaza di un porto e di un aeroporto. Mentre ci sarebbe un sì sull’estensione a 12 miglia marine della zona di pesca concessa a Gaza, non è chiaro quale sia la risposta su altre tre richieste palestinesi: apertura non solo umanitaria del valico di Rafah con l’Egitto e uso degli altri sei controllati da Israele; creazione di un corridoio con la Cisgiordania; cancellazione della fascia di sicurezza che si estende lungo l’intero confine di Gaza con Israele.

RILASCIO DI DETENUTI: secondo indiscrezioni di stampa egiziana, i “prigionieri” di cui i palestinesi chiedono la scarcerazione sono di almeno quattro tipi: spiccano soprattutto la sessantina liberati grazie a Shalit nel 2011 ma poi riarrestati a giugno a causa dell’uccisione dei tre giovani coloni e la quarta tranche di quelli in carcere da prima degli accordi di Oslo del ’93. L’Anp di Abu Mazen ha colto l’occasione del ruolo centrale attribuitole dall’Egitto nei negoziati del Cairo per mettere in lista un’altra complicazione: i “detenuti in Cisgiordania”.

RICOSTRUZIONE DI GAZA: è stimata in sei miliardi di dollari ed è fra le richieste palestinesi. Nonostante le dichiarazioni di Netanyahu, i media egiziani registrano segnali positivi da Israele e soprattutto è già fissata una conferenza di donatori ad Oslo per il primo settembre.

RITIRO DA GAZA: primo punto del documento unificato palestinese varato domenica, è l’unico su cui Israele ha acconsentito unilateralmente due giorni dopo lasciando del tutto la Striscia schierando le truppe oltre confine. (Rodolfo Calò/Ansa)

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