Il premier Matteo Renzi passa al contrattacco: “Non falliremo”

ROMA. – Il dopo giorno l’assunzione di responsabilità per il crollo del Pil, il premier Matteo Renzi passa al contrattacco: “Non falliremo, è un’ipotesi che non esiste, con buona pace dei gufi e degli sciacalli l’Italia non è finita”, assicura il premier determinato a difendere, una ad una, le riforme del governo, da quella del Senato, arrivata in porto, a quelle in itinere garantendo che la legge di stabilità sarà “una manovra di tagli alla spesa” anche perchè con una spending review da 16 miliardi “resteremmo ampiamente sotto il 3%”. C’é una slide, un’immagine, che il premier, ospite di ‘In Onda’, sceglie per dimostrare che lui è ancora impegnato “a cambiare verso”: lo Sblocca-Italia, il provvedimento di snellimento burocratico che il governo approverà a fine agosto per aprire cantieri e chiudere opere infinite. Negando l’immagine dell’uomo solo al comando – “con Padoan litighiamo solo di calcio” – e ammettendo errori anche da parte sua, Renzi punta a amalgamare la squadra e accelerare le riforme, concorde con il presidente della Bce Mario Draghi che “dobbiamo rimettere in ordine l’Italia”. Il premier non vede affondi da parte della Banca Centrale ma affermazioni “sacrosante” compresa quella necessaria cessione di sovranità che gli stati Ue devono fare per rilanciare la crescita. C’è molto da fare, sa il presidente del consiglio, anche perchè a lui è toccato il secondo trimestre consecutivo di crescita negativa, la recessione tecnica, ma di fatto “dalla recessione non siamo mai usciti tecnicamente”, sottolinea. Ma l’Italia “non è il paese di Cincirinnella, è la seconda manifattura d’Europa”: c’è per il premier “domanda di Italia nel mondo”, domanda che va aumentata attirando investimenti esteri: “anche se cinesi o indiani creano posti di lavoro nel nostro paese”. Alla vigilia del via libera in prima lettura della riforma del Senato, il premier evidenzia che al di là dei contenuti “non ce n’è per nessuno” e che “per la prima volta la politica non chiede sacrifici alla gente ma a sè stessa”. Mentre gli 80 euro, simbolo finora della politica economica del governo, “sono un atto di giustizia” e non la colpa della mancata crescita, che Renzi conferma per il 2015 quando saranno 10-11 i miliardi destinati al bonus Irpef. Alla scuola il premier assicura un miliardo per il prossimo anno e nega aumenti di tasse. Le risorse? Con la spending, per ora solo “iniziata ma non ancora abbastanza”, si cercheranno 16 miliardi, “ampiamente” sufficienti per restare nei parametri Ue. “Io non mollo di un millimetro” si impegna il premier che comunque non vede lo scenario e i rischi del 2011 quando l’Italia fu sull’orlo del default. “L’ipotesi che arrivino lettere da Bruxelles non esiste”, è certo Renzi che invece crede di riuscire a mandare in Ue, come Lady Pesc, Federica Mogherini. (di Cristina Ferrulli/ANSA)

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