Yazidi in fuga. “50 bimbi muoiono ogni giorno”

Pubblicato il 11 agosto 2014 da redazione

BAGHDAD/BEIRUT. – Migliaia di persone in marcia, molte a piedi scalzi, madri che hanno perso i loro figli nella calca, poche bottiglie d’acqua contese. Queste le immagini dell’esodo di migliaia di Yazidi iracheni che sono riusciti a sfuggire all’accerchiamento dei jihadisti dello Stato islamico (Isis) sulle montagne intorno a Sinjar, e che ora si dirigono verso il confine siriano sperando di riuscire poi a fare ritorno nel loro Paese. Hazim Said, un rappresentante della minoranza Yazidi che ieri ha incontrato il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius a Erbil, capitale della regione autonoma del Kurdistan, ha stimato che “solo il 40 per cento” delle decine di migliaia di rifugiati sulle montagne siano riusciti a ricevere gli aiuti di prima necessita’, in particolare cibo e acqua, paracadutati dagli aerei americani. “Cinquanta bambini continuano a morire ogni giorno”, ha riferito da parte sua Vian Dakhil, deputata appartenente a questa comunita’ di seguaci di una religione pre-islamica, perseguitati dai fondamentalisti. Circa 20.000 invece sarebbero riusciti a sottrarsi all’assedio, attraversando un corridoio aperto per loro fino al confine con la cooperazione delle forze curde della vicina Siria. Da qui sperano di rientrare nel territorio curdo iracheno. Ma anche per chi riesce a fuggire, i rischi rimangono. “Sono riuscita a far salire due dei miei figli su una macchina, poi mi sono allontanata per prendere il terzo, ma quando sono tornata l’auto era gia’ partita”, dice alla Tv Al Jazira una donna, Bayan Hajdr, tenendo in braccio l’unico dei tre bambini di cui per ora conosce la sorte. “Ho camminato per chilometri, poi qualcuno mi ha dato un passaggio in auto, ma non so niente degli altri due miei figli e di mio marito”. Alcuni uomini raccontano di essere arrivati al confine coprendo a piedi decine di chilometri sotto il sole cocente, riuscendo a bere solo di tanto in tanto qualche sorso d’acqua. Me per gli Yazidi non sembra esserci alternativa alla fuga. Il portavoce del ministero per i Diritti umani, Kamil Amin, ha confermato che secondo notizie raccolte dal suo dicastero almeno 500 persone sono state uccise e sepolte in fosse comuni intorno a Sinjar, alcune delle quali, tra cui donne e bambini, quando erano ancora vive. Amin ha inoltre ribadito le accuse agli uomini dell’Isis di violenze nei confronti delle donne. “Sono state stuprate, ridotte a schiave sessuali, alcune ragazze minorenni sono state costrette a sposare dei miliziani”. Secondo Vian Dakhil, le donne e ragazze rapite dai jihadisti sono 520-530. Alcune sono con i loro bambini e tutte sarebbero rinchiuse nel complesso del carcere di Badush, a nord di Mosul. Un abitante del villaggio di Khana, a nord-ovest di Sinjar, ha detto ad Amnesty International che i miliziani dell’Isis hanno ucciso 15 uomini di due famiglie di suoi parenti. “Poi – ha aggiunto – hanno portato via le donne e i bambini, e di loro non sappiamo piu’ niente”.

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