Renzi sente Obama e tira dritto su agenda riforme

ROMA. – Sarà “il tempo” a dire se ha ragione, non certo la stima giornaliera di un’agenzia di rating. Ecco perché Matteo Renzi non si lascia scomporre dalle previsioni negative di Moody’s e, tornato a Roma dopo un weekend trascorso tra famiglia e scout, prosegue il lavoro sulle riforme strutturali necessarie per agganciare la ripresa, lungo la via già tracciata. Una via di cui, in proiezione europea, parla anche con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, in un lungo colloquio telefonico che scandisce un pomeriggio dedicato alle relazioni diplomatiche ed economiche con i partner stranieri, dagli Usa alla Turchia, dall’India agli Emirati Arabi. Il premier rientra nella capitale nel primo pomeriggio. Ha programmato un ferragosto di lavoro, tra Palazzo Chigi, i cantieri Expo e un tour nelle città del Sud. Tornano a Roma anche i sottosegretari Graziano Delrio e Luca Lotti. A Roma domani, probabilmente in mattinata, Renzi dovrebbe incontrare il presidente della Repubblica, per fare un punto della situazione. Intanto, per rassicurare i partner stranieri e stimolare la ripresa il presidente del Consiglio continua a tessere la tela delle relazioni, anche economiche, con i partner internazionali. Nel pomeriggio sente al telefono il primo ministro indiano Narendra Modi, con il quale parla dei marò, ma anche di scambi commerciali. E poi il neoeletto presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il principe ereditario di Abu Dhabi, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan. Nel lungo colloquio con Barack Obama, Renzi si confronta sul tema della crescita in Europa. Sono ancora in corso i negoziati per il trattato di libero commercio tra Ue e Usa e l’Italia ha la presidenza di turno dell’Unione. Ma i due leader parlano anche del comune interesse per l’Africa, a seguito della recente missione del premier italiano e all’indomani del vertice Usa-Africa di Washington. Renzi e Obama affrontano poi una ad una le crisi internazionali. A partire dall’Iraq, con il sostegno italiano all’azione americana e la sottolineatura concorde dell’urgenza “degli sforzi per rispondere alla minaccia dell’Isis” e per assicurare l’assistenza umanitaria e la sicurezza dei civili sul Monte Sinjar. C’è poi l’Ucraina, con l’avvertimento alla Russia della necessità di avere il consenso del governo di Kiev per gli aiuti “umanitari”. E la Libia, fronte cui Renzi presta particolare attenzione, con il sostegno al Consiglio dei rappresentanti mentre si lavora alla fine delle ostilità. Infine l’ebola, con la comune convinzione della necessità di ulteriori risorse internazionali per sostenere lo sforzo dell’Oms. Sul fronte interno, per Renzi è il momento di impostare l’azione del governo per l’autunno e il programma dei mille giorni, a partire dal Consiglio dei ministri del 29 agosto, che avrà all’ordine del giorno lo Sblocca Italia, la giustizia civile e la scuola. Ma non, come chiede Angelino Alfano, l’articolo 18: perché, sottolinea Guerini, il tema sara’ affrontato nella delega sul lavoro già all’esame del Senato. E’ Renzi, forte di un mandato del 40% alle europee, e non Alfano, osservano tranchant alcuni renziani, a dettare l’agenda. Nessun timore sui numeri in Parlamento e di sicuro, affermano, il premier non intende attardarsi in dispute ideologiche che si ripetono sempre uguali. “Non mollerò di un centimetro e andrò avanti”, ripete come un mantra Renzi anche in un’intervista al Financial Times. Il messaggio ai partner di governo, agli oppositori dialoganti come FI, ai tecnocrati e ai lobbisti del “capitalismo di relazione” nostrano, è lo stesso inviato dal premier alle istituzioni europee e ai partner internazionali: la regia delle riforme, ma anche di interventi economici come la spending review, è saldamente a Palazzo Chigi. Avanti a passo svelto, dunque. Ma senza farsi condizionare dal dato congiunturale o dalla rivendicazione del momento. Tanto più che, ragionano i renziani riecheggiando un ragionamento del premier, ogni giorno ci sono segnali positivi (l’Ocse descrive una fase “positiva”) accanto ad altri negativi (le stime di Moody’s sul Pil). Non ci si può far turbare dal “gufo” del momento. (di Serenella Mattera/ANSA)

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