Iraq nel caos. Rischio golpe, mentre Isis avanza

BAGHDAD/BEIRUT. – Il caos regna a Baghdad, dove il presidente della Repubblica, Fuad Masum, ha incaricato un esponente sciita, Haidar al Abadi, di formare un nuovo governo che favorisca una riconciliazione con la comunita’ sunnita, ma il premier in carica Nuri al Maliki non da’ segno di volersi dimettere, definendo tale decisione una “violazione della Costituzione” e attaccando gli Stati Uniti, che sarebbero “al fianco” di chi vuole metterlo da parte. Barack Obama, da parte sua, benedice la svolta politica e non esclude nuovi raid contro gli integralisti dell’Isis. L’inviato dell’Onu a Baghdad, Nicolay Mladenov, ha messo in guardia Al Maliki dalla tentazione di un colpo di Stato, invitando le forze di sicurezza ad astenersi da “interferenze” nel processo “politico democratico”, dopo che la notte scorsa il premier ancora in carica aveva mobilitato un ingente schieramento di esercito e polizia intorno alla Zona Verde, il cuore politico di Baghdad. Nel frattempo le forze dello Stato islamico (Isis) hanno conquistato la citta’ di Jalawla, 130 chilometri a nord-est di Baghdad, dopo che ieri avevano perduto quelle di Makhmur e Guwair, dove erano entrati i Peshmerga curdi, appoggiati dai raid aerei americani. Mentre continua il dramma di decine di migliaia di profughi della minoranza Yazidi, fuggiti nei giorni scorsi dalla citta’ di Sinjar conquistata dai jihadisti. Secondo la deputata Vian Dakhil, appartenente a questa comunita’, “50 bambini al giorno” muoiono sulle montagne intorno a Sinjar, dove molti sfollati sono bloccati senza viveri ed acqua. Altre migliaia, invece, affrontano in condizioni difficilissime il viaggio verso la frontiera siriana, distante decine di chilometri, per mettersi in salvo. L’Isis “non vuole fare altro che un genocidio della minoranza curda”, hanno denunciato i rappresentanti di questa comunità. E anche il segretario generale della Lega Araba, Nabil al Arabi, ha condannato come “crimini contro l’umanità” che “vanno puniti” le violenze compiute dall’Isis. Di “minaccia” hanno parlato anche il presidente americano Barack Obama ed il premier italiano Matteo Renzi in un colloquio telefonico, sottolineando l’urgenza “degli sforzi per rispondere” all’Isis e di “assicurare l’assistenza umanitaria ai più vulnerabili e la protezione dei civili sul monte Sinjar”. Obama si è poi detto pronto ad altri raid aerei “qualora l’Isis dovesse minacciare la gente intrappolata”. Proprio gli Stati Uniti hanno detto che stanno fornendo anche direttamente armi ai miliziani curdi. Mentre il ministro degli esteri italiano, Federica Mogherini, ha riferito che si sta valutando insieme ai principali partner europei la possibilita’ di un “sostegno” al governo curdo. Anche il suo omologo francese, Laurent Fabius, ha affermato che “e’ indispensabile che l’Unione Europea si mobiliti per rispondere alla richiesta d’aiuto” dei curdi, che hanno “necessità imperiosa di disporre di armi e munizioni”. Da parte sua, il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond ha detto di non vedere “un ruolo militare al momento” per il suo Paese, che partecipa con gli Usa al lancio di aiuti umanitari per i profughi Yazidi. Sia gli Usa sia la Ue hanno accolto con favore la nomina di un nuovo primo ministro. Obama ha definito l’incarico a Abadi un “passo promettente” per la nascita di un “governo inclusivo” e il vice Joe Biden, in una conversazione telefonica con il presidente Masum, ha parlato di “tappa fondamentale”. Mentre il portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Catherine Ashton, ha detto che Bruxelles incoraggia la formazione di un esecutivo che “preservi l’unità nazionale e sia in grado di affrontare l’attuale crisi”. Dopo aver ricevuto l’incarico, Al Abadi, che ha una fama di pragmatico e abile tessitore di alleanze, ha fatto appello a tutti gli iracheni perche’ mostrino “unita’ contro la selvaggia offensiva dello Stato islamico”. Ma un deputato vicino ad Al Maliki, Hanan al Fatlawi, ha affermato che la nomina del nuovo primo ministro “non ha valore legale”. Al Abadi, ha detto Al Fatlawi, “non rappresenta la formazione dello Stato del Diritto”, la coalizione dello stesso Al Maliki, che fa parte della piu’ grande coalizione sciita Alleanza Nazionale. Masum ha dato l’incarico ad Al Abadi su indicazione dell’Alleanza Nazionale. La situazione rimane dunque tesa, dopo che la notte scorsa in un discorso televisivo Al Maliki aveva annunciato di volere avviare un’azione legale contro Masum, accusandolo di avere violato la Costituzione. Il primo ministro ancora in carica, infatti, ritiene che entro ieri il presidente avrebbe dovuto nominare lui stesso primo ministro per la terza volta, considerato che la sua formazione dello Stato del Diritto abbia vinto le elezioni del 30 aprile. Stamane alcuni media governativi avevano detto che la Corte Federale aveva dato ragione ad Al Maliki, ma successivamente l’organo giudiziario ha smentito. Centinaia di sostenitori di Al Maliki sono scesi in piazza in mattinata a Baghdad per chiedere che gli venisse conferito un nuovo incarico. (di Alberto Zanconato/ANSA)

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