Tregua a Gaza per ora regge. Si tratta al Cairo

TEL AVIV. – La tregua a Gaza tra Hamas e Israele regge: né razzi da una parte né attacchi aerei dall’altra. Il cessate il fuoco di 72 ore (scade alle 24 di mercoledi’) raggiunto dalla mezzanotte di ieri grazie alla mediazione egiziana ha imposto la tregua di fatto sul campo. E oggi al Cairo sono riprese le trattative indirette tra le parti per giungere ad un accordo piu’ duraturo e in grado di risolvere un conflitto durato piu’ di un mese. Nella capitale egiziana la delegazione israeliana e’ arrivata solo dopo lo stop del lancio di razzi su Israele, così come indicato dal premier Benyamin Netanyahu. La trattativa non appare pero’ delle piu’ facili, vista la distanza che ancora si registra tra le parti sui due nodi principali del negoziato di partenza. Israele chiede la smilitarizzazione della Striscia in modo che sia assicurata la sicurezza del paese. In cambio e’ pronto a favorire la ricostruzione dell’enclave palestinese. Hamas rivendica la rimozione del blocco di Gaza, imposto da Israele dal giugno del 2007, e la liberalizzazione del transito di persone e cose attraverso i valichi controllati da Israele e quello di Rafah governato dall’Egitto. Posizioni che sulla carta sembrano inconciliabili. Secondo fonti della delegazione palestinese, le fazioni hanno proposto a Israele un cessate il fuoco duraturo in cambio del riconoscimento di uno Stato provvisorio dei palestinesi a Gaza. Israele avrebbe rifiutato e il rappresentante di Hamas ha accusato gli israeliani di ”tergiversare e voler solo prendere tempo”. Sul lato opposto, il ministro israeliano della sicurezza interna Yitzhak Aharonovich – che riflette le posizioni di alcuni altri membri del governo di Netanyahu, come il ministro degli esteri Avigdor Lieberman e il ministro dell’economia Naftali Bennett e’ stato piuttosto scettico sull’esito dei colloqui.”C’e’ poca speranza – ha detto – di raggiungere un accordo. Ci vorrebbe un mago”. Anzi ha ipotizzato che Israele si deve aspettare una nuova escalation con Hamas al termine dell’attuale cessate il fuoco. ”A mio giudizio, alla fine delle 72 ore – ha aggiunto – si tornera’ ai combattimenti”. Alcuni analisti – come Amos Harel sul liberal Haaretz – hanno espresso poi critiche al governo Netanyahu per aver definito ”entita’ terrorista” l’esecutivo transitorio di unita’ nazionale palestinese tra Fatah e Hamas (voluto dal presidente Abu Mazen con Hamas), finendo poi per trattare, seppure indirettamente, proprio con le fazioni islamiche della Striscia. Fatto sta che ora spetta all’Egitto trovare il punto di intesa giusto, a partire dai temi piu’ spinosi, per disinnescare la miccia di un conflitto partito da un diluvio di razzi su Israele la cui risposta ha fatto circa 2000 morti a Gaza. Una prima valutazione di quanto sta accadendo al Cairo – almeno per quanto riguarda Israele – sara’ fatta domani dal Gabinetto di sicurezza del governo Netanyahu convocato nel pomeriggio a Gerusalemme per discutere l’andamento dei negoziati e i possibili futuri accordi a Gaza. Ad avere gli occhi puntati sul Cairo e’ l’intera comunita’ internazionale ed oggi il ministro degli esteri italiano Federica Mogherini ha fatto sapere di aver scritto all’Alto rappresentante Catherine Ashton per chiederle formalmente la convocazione di un consiglio Affari esteri per occuparsi di Iraq, Gaza e Libia ”tre crisi che riguardano direttamente tutta l’Europa”. “Diversi paesi si stanno muovendo, ma serve che l’iniziativa sia europea. Mi aspetto – ha concluso il ministro – una risposta positiva”. (di Massimo Lomonaco/ANSA)