Esplode granata a Gaza, muore un giornalista italiano

ROMA. – La guerra di Gaza ha provocato la prima vittima italiana. Simone Camilli, videoreporter romano di 35 anni, con una lunga esperienza nei teatri di guerra, è rimasto ucciso con altre quattro persone per l’esplosione di una granata israeliana. “Una tragedia per il nostro Paese” e un monito per la fine del conflitto in Medio Oriente, ha sottolineato il ministro degli Esteri Federica Mogherini. La tragica fatalità – proprio nei giorni in cui la tregua tra israeliani e Hamas aveva interrotto il lancio dei razzi e i raid di risposta – si è verificata stamane a Beit Lahya, nel Nord della Striscia. Camilli, insieme con un collega di un’agenzia di stampa palestinese ed un fotografo che gli faceva da interprete, aveva raggiunto un gruppo di artificieri palestinesi in un campo di calcio per filmare il disinnesco di un ordigno lanciato da un carro armato israeliano e rimasto inesploso sul terreno. Le operazioni sono però fallite e l’italiano è stato travolto dalla deflagrazione insieme con il collega palestinese e tre artificieri. Il fotografo è rimasto ferito in modo gravissimo. Figlio del sindaco di Pitigliano (Grosseto) ed ex giornalista Rai, Pier Luigi Camilli, Simone era da sempre in prima linea nelle zone calde del mondo, lavorando come producer e videoreporter per diverse agenzie internazionali, tra cui l’Associated Press. Proprio il padre gli aveva parlato qualche giorno fa, raccomandandogli di stare attento, ma Simone gli aveva risposto di stare tranquillo perché la situazione era tranquilla. Il signor Camilli, già partito per Gaza per riportare la salma a casa, ha detto di essere “fiero” di suo figlio, che “aveva questo lavoro nel sangue” e un curriculum che annoverava reportage nei teatri di guerra di Libano, Gerusalemme, Kosovo e Georgia. I vicini di casa, a Roma, hanno confermato che Simone “parlava sempre del suo lavoro, amava quello che faceva ed era coraggioso”. “La morte di Simone Camilli è una tragedia per la famiglia e per il nostro Paese”, ha affermato il ministro Mogherini, ricordando che “ancora una volta è un giornalista a pagare il prezzo di una guerra che dura da troppi anni e per la seconda volta in pochi mesi piangiamo la morte di ragazzi impegnati con coraggio nel lavoro di reporter”, dopo Andy Rocchelli lo scorso maggio in Ucraina. Per la titolare della Farnesina, “l’uccisione di Simone dimostra ancora una volta quanto urgente sia arrivare a una soluzione finalmente definitiva del conflitto in Medio Oriente”. Al cordoglio verso la famiglia si è unito anche il papa, che in volo verso Seul ha proposto una preghiera silenziosa ai giornalisti “per uno dei vostri che oggi se ne è andato in servizio”, aggiungendo che “queste sono le conseguenze della guerra” e ringraziando la stampa per il suo lavoro. Simone Camilli è il primo giornalista straniero morto a Gaza in oltre un mese di ostilità, mentre sono sedici i reporter palestinesi vittime del conflitto. E proprio il sindacato della stampa palestinese ha chiesto alla Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) e alle organizzazioni di diritti umani di investigare i crimini commessi contro la categoria a Gaza. A Pitigliano, intanto, la comunità si è stretta intorno alla famiglia Camilli. Il quartiere ebraico in segno di rispetto e lutto ha chiuso la Sinagoga e l’ingresso ai turisti di tutto il quartiere fino a domenica, e per domani è in programma una veglia di preghiera in cattedrale. (di Luca Mirone/ANSA)