Pyongyang lancia razzi anche il giorno dell’arrivo del Papa

TOKYO. – Neanche l’arrivo di Papa Francesco in Corea del Sud, impegnato in una storica visita di cinque giorni, ha calmato le acque all’altezza del 38/mo parallelo. Anzi, la Corea del Nord ha colto l’occasione per lanciare in mattinata tre razzi a corto raggio a meno di un’ora dal suo atterraggio a Seul e altri due nel pomeriggio, sempre dalla costa orientale, verso il poligono di tiro che è diventato ormai il mar del Giappone. Nessun pericolo per il Papa, giunto dall’ altra parte della penisola coreana, in una città blindata da misure di sicurezza eccezionali, ma la “provocazione”, come bollata dal governo di Seul, ha causato turbolenze nel giorno della prima missione di un pontefice portatore di un messaggio di pace e distensione tra i due Paesi, 25 anni dopo la visita di Giovanni Paolo II. I razzi, ha spiegato il ministero delle Difesa sudcoreano, sono partiti da una base vicino a Wonsan, nel nordest del Paese, da lanciatori multipli di 30 millimetri e hanno coperto una distanza di circa 220 chilometri prima di inabissarsi in mare. Nelle ultime settimane la Corea del Nord ha protestato con il Sud per le esercitazioni militari congiunte delle forze armate della Corea del Sud e degli Stati Uniti il cui inizio è in programma lunedì, giorno della partenza di Papa Francesco. In mattinata, Pyongyang ha rinnovato l’invito a sospendere le manovre ritenute “un atto ostile e di guerra, prova generale di un’invasione”, mentre Seul ha insistito, ripetendo il solito copione, sulla natura puramente difensiva dell’iniziativa con l’alleato Usa, quale risposta a un possibile attacco del Nord. “Non penso che sia una buona cosa”, ha rilevato Noh Kwang-il, portavoce del ministero degli Esteri, in una conferenza stampa. Il Papa, ha aggiunto, “è venuto a offrire parole di benedizione per tutti i popoli della penisola coreana, indipendentemente dal fatto che sia la Corea del Nord o la Corea del Sud”. Noh ha esortato Pyongyang a fermare le sue “provocazioni sconsiderate”, aggiungendo che Seul considera i lanci una violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il ministero della Difesa ha alzato i livelli d’allerta evocando ulteriori “provocazioni”, nella spirale partita con i missili balistici di fine giugno e inizio luglio. Gli ultimi lanci sono maturati a poche ore dall’invito a Seul dei media del regime nordcoreano per l’adozione di “passi realistici contro gli atti ostili tra Nord e Sud, abbattendo le barriere sulla via della riconciliazione, dell’unità e della riunificazione”. Pyongyang vuole “sospendere coraggiosamente gli atti ostili”, secondo quanto rimarcato in una nota del Comitato per la riunificazione pacifica della Corea, diffusa dall’agenzia Kcna, ma Seul “deve bloccare le manovre con gli Usa”. La risposta è nota: e nuove turbolenze si profilano all’orizzonte. (di Antonio Fatiguso/ANSA)

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