Continua la guerra in Ucraina orientale, con il suo strascico di morte e devastazioni

Pubblicato il 17 agosto 2014 da redazione

MOSCA. – Continua la guerra in Ucraina orientale, con il suo strascico di morte e devastazioni. I combattimenti hanno ormai da tempo raggiunto Donetsk e Lugansk, le due roccaforti separatiste assediate dalle truppe di Kiev, e stamattina il governo ucraino ha annunciato di aver ripreso il controllo di una stazione di polizia proprio all’interno della città di Lugansk, da mesi nelle mani dei ribelli. L’offensiva dell’esercito ucraino sembra per ora avere successo, ma i separatisti oppongono una strenua resistenza, e oggi – secondo un portavoce militare di Kiev – hanno abbattuto un caccia Mig-29, il cui pilota è riuscito però a salvarsi paracadutandosi in tempo e “ora si trova in luogo sicuro”. In quattro mesi di conflitto a est hanno già perso la vita più di 2.000 persone, di cui circa 1.000 solo nelle ultime due settimane, e a pagare il prezzo più alto sono i civili. Lugansk è infatti da diversi giorni senza acqua corrente ed energia elettrica e tutti i sistemi di comunicazione sono fuori uso, mentre Donetsk continua a essere dilaniata dai proiettili dell’artiglieria ucraina, che secondo il Comune hanno ucciso almeno altre dieci persone nelle ultime 24 ore. Resta intanto altissima la tensione tra Russia e Ucraina, che ha raggiunto l’apice dopo che Kiev ha denunciato che nella notte di giovedì una colonna di blindati russi è entrata in territorio ucraino ed è stata in parte distrutta. I russi negano che un proprio convoglio militare abbia sconfinato e definiscono “fantasie” le accuse di Kiev, che potrebbero però essere suffragate dal presunto rafforzamento delle file separatiste con 150 mezzi blindati e 1.200 uomini “addestrati in Russia” annunciato ieri dal nuovo leader dei ribelli di Donetsk. Anche questa dichiarazione dei separatisti è stata smentita oggi dal Cremlino, ma il governo ucraino e i suoi alleati occidentali puntano da tempo il dito contro Mosca sostenendo che fornisca armi e combattenti ai separatisti, e oggi – stando a Kiev – nuovi mezzi militari sarebbero entrati in Ucraina dalla Russia, e tra questi ci sarebbero anche tre lanciamissili Grad. Per tentare di porre un freno all’escalation delle violenze e trovare una soluzione pacifica alla crisi – che ha anche portato a una “guerra delle sanzioni” tra Mosca e Occidente – stasera a Berlino è previsto un vertice a quattro tra i ministri degli Esteri di Ucraina, Russia, Francia e Germania. Il capo della diplomazia tedesca, Frank-Walter Steinmeier, ha precisato che gli obiettivi principali dell’incontro sono la realizzazione di “un piano per un cessate il fuoco duraturo e di una struttura per il controllo effettivo delle frontiere” e ha sottolineato che bisogna evitare “un confronto diretto tra le forze ucraine e quelle russe”, mentre il suo omologo ucraino, Pavlo Klimkin, ha subito messo le mani avanti avvertendo che “le discussioni saranno difficili”. Un altro grattacapo per il governo di Kiev arriva però dal fronte interno, con il leader del gruppo nazionalista ‘Pravi Sektor’ (‘Settore Destro’) Dmitro Iarosh che in una lettera al presidente Petro Poroshenko ha minacciato di ritirare i propri paramilitari dai combattimenti a est e marciare sulla capitale se non “sarà fatto ordine immediatamente” nel ministero dell’Interno, che – secondo lui – accoglie “forze revansciste”. Intanto resta ancora fermo nei pressi della frontiera il convoglio umanitario russo di quasi 300 camion partito martedì da una base militare vicino Mosca e diretto a Lugansk. Il governo ucraino teme che il Cremlino possa usare la colonna di aiuti come una sorta di Cavallo di Troia per continuare ad armare i separatisti o per iniziare una vera e propria invasione. Un’accusa che la Russia bolla come “assurda”. Ieri, in un incontro tra i rappresentanti della Croce rossa e delle guardie di frontiera di Russia e Ucraina, è stato deciso che gli operatori della Croce rossa internazionale accompagneranno ogni camion dal territorio russo in Ucraina e ispezioneranno il carico in Russia. Manca però ancora il permesso di Kiev per l’ingresso degli aiuti e soprattutto resta da risolvere la questione della sicurezza degli addetti della Croce rossa. (di Giuseppe Agliastro/ANSA)

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