Libia: stop voli civili dopo raid. Si combatte a Bengasi

IL CAIRO. – Spazio aereo chiuso di fatto e combattimenti violenti a Bengasi: è sempre più guerra civile in Libia, dove da giorni si registra una drammatica escalation nel conflitto che dilania il Paese dalla caduta di Gheddafi. Dopo i bombardamenti aerei di lunedì scorso, che hanno centrato postazioni dei miliziani filo-islamici a Tripoli come a Bengasi, le autorità di controllo del volo hanno imposto la chiusura delle tratte da e per la Libia, con una manciata di voli dall’Egitto e dalla Tunisia cancellati nell’arco di pochi minuti. Altre fonti spiegano che è al Cairo e a Tunisi che si è deciso lo stop ai voli – secondo questa versione, sia in entrata che uscita -, mentre i media locali hanno precisato che rimangono aperti due scali nell’est, a Tobruk e al Beida. Ma la sostanza è la stessa: lo spazio aereo libico è di fatto chiuso e i siti di monitoraggio dei voli civili lo confermano. I raid aerei di lunedì, rivendicati dall’ex generale Khalifa Haftar, che con la sua milizia aveva avviato una “sua” guerra contro gli estremisti islamici, sono ancora considerati misteriosi: la stampa locale che specula possano essere stati due velivoli “prestati” da una forza straniera. I raid hanno preso di mira le postazioni delle milizie filo-islamiche di Misurata e dei suoi alleati, da settimane impegnate in aspri combattimenti con quelle di Zintan, di ispirazione nazionalista e laica, per il controllo dell’aeroporto di Tripoli. Nella capitale si registra una relativa calma, anche se da giorni, soprattutto nel corso della notte, piovono sui quartieri della città limitrofi allo scalo colpi di artiglieria e micidiali razzi Grad. La regione occidentale rischia poi di infiammarsi ancor di più, dopo che tre città hanno dichiarato “illegittimo” il Parlamento “esiliato” a Tobruk e annunciato il proprio sostegno all’Operazione Alba, che raggruppa le formazioni filo-islamiche del Paese, fra cui le brigate di Misurata, e un’altra variegata gamma di gruppi armati. Ben due città, Nalut e Kabaw, si trovano sul Jebel Nafusa, l’altopiano a sud di Tripoli, considerata una vera e propria enclave delle milizie di Zintan che rischiano ora anche “sul proprio terreno”. Non va meglio all’est della Libia: a Derna il Consiglio islamico della gioventù ha messo a morte un egiziano accusato di omicidio. Una quarantina di miliziani lo hanno circondato in un campo di calcio, con una folla di spettatori ad applaudire, mentre i miliziani a volto coperto sbandieravano il vessillo nero di Al Qaida. Poi un singolo colpo alla testa del condannato, la morte e altri applausi. A Bengasi invece il bilancio è di cinque morti in nuovi combattimenti terrestri tra le forze di Haftar e quelle guidate da Ansar al Sharia, dopo le “vittorie” dei jihadsti nell’autoproclamato “Califfato” della città che hanno costretto gli avversari alla ritirata. E nel timore che Al Qaida possa mettere le mani su qualche aereo civile, a Tripoli e negli altri scali del Paese, da utilizzare per attacchi “stile 11 settembre” – sebbene i velivoli disponibili sarebbero stati danneggiati – secondo la stampa nordafricana un club di 10 Paesi, “Algeria, Marocco, Tunisia, Mauritania, Spagna, Francia, Portogallo, Italia e Malta parteciperanno a esercitazioni militari congiunte con le forze navali Usa”, destinate a simulare attacchi terroristici di questo tipo. Per cercare di stabilizzare la situazione, i Paesi confinanti della Libia si incontreranno lunedì al Cairo. (Claudio Accogli/Ansa)

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