Scontro Renzi-M5s, parlate con terroristi e non con noi

ROMA. – A una settimana dal Consiglio dei ministri del 29 agosto che dovrà approvare l’atteso pacchetto di riforme sulla giustizia, deflagra lo scontro tra i Cinquestelle e il premier Matteo Renzi. Ai grillini che dal blog del loro leader confermano di non partecipare all’incontro in agenda con il Guardasigilli Andrea Orlando perché provano “ribrezzo” per un presidente del Consiglio che, dicono, scende “a patti con Berlusconi sulla giustizia”, il premier replica con un ritweet al vetriolo. “E i grillini rifiutano il confronto sulla riforma della Giustizia… Coi terroristi bisogna interloquire ma guai farlo con il governo…”, scrive Renzi rilanciando il presidente dem Matteo Orfini in polemica con Alessandro Di Battista di M5s che ha giustificato il terrorismo iracheno. Lo scambio di convenevoli non si ferma qui e prosegue sempre dal blog con Luigi Di Maio che rivolto al premier dice “niente lezioni dal compare del pregiudicato”. “Con i terroristi non abbiamo mai avuto niente a che fare. Non accettiamo lezioni da un premier condannato per danno erariale” che oggi “vuole fare la riforma della giustizia con chi ha sempre cercato di affossarla”, aggiunge Di Maio che è anche il vicepresidente della Camera. A stretto giro era arrivata anche la risposta di Orlando che, al termine del minivertice con l’opposizione al quale ha partecipato solo Forza Italia rappresentata dal senatore Giacomo Caliendo, sottolinea “noi non facciamo accordi più o meno segreti con nessuno: esiste una maggioranza che fa delle proposte e che si confronta con tutti”. Il ministro spera che il forfait dei cinquestelle – ma anche di Lega e Sel – “non comprometta” la possibilità di proseguire la discussione nella tornata di appuntamenti sul capitolo penale prima del 29. “Mi spiace per le parole usate da M5s perché l’incontro che abbiamo avuto a luglio – ha rimarcato Orlando – aveva dato degli spunti di cui abbiamo tenuto conto: in particolare sul contrasto alla criminalità economica e alla giustizia civile. Le proposte che erano emerse in quell’occasione sono state infatti ritenute integrabili con le nostre”. Dal blog, i parlamentari di M5s hanno accusato il ministro di “scortesia istituzionale” per non essere stati informati “più dettagliatamente” sui contenuti dell’incontro disertato, dichiarandosi “non disponibili ad una chiacchierata ferragostana” e “contrari agli incontri ‘di facciata’ al chiuso delle stanze”. Ad avviso dei grillini, basterebbero “2-3 mesi” per fare le riforme se ci fosse “la volontà politica”, ma è “evidente a tutti che, dopo il ‘Patto del Nazareno’, la lotta alla criminalità e, più in generale, la giustizia penale, siano scivolate all’ultimo posto delle priorità del governo”. Dal ministero, invece, confermano che proprio sul fronte della giustizia penale si va avanti tutta e che è imminente la definizione delle linee guida sulla riforma della prescrizione, un argomento a rischio frizione per la nota contrarietà di Berlusconi al ritorno dei termini più lunghi. Anche questo capitolo, ha spiegato Via Arenula, sarà portato al Cdm del 29. “La parte di riforma del diritto penale che verrà definita nelle prossime ore conterrà anche l’ipotesi di intervento sulla prescrizione”, precisa il ministero. Quel che è certo è che, per ora, non si mette mano alla riforma del Csm in attesa che il Parlamento elegga gli otto laici di sua competenza. Non verrà affrontata, per ora, nemmeno la questione spinosa delle intercettazioni per dare spazio a un confronto con i direttori dei media alla ricerca di un giusto equilibrio tra diritto all’informazione e rispetto della privacy. Su questo ultimo rinvio, Caliendo ha espresso “delusione” e ha inoltre sollecitato il ministro a rimodulare il falso in bilancio cercando di non punire quelle che sono semplici violazioni formali perchè “tornare al passato potrebbe avere un effetto negativo sull’economia”. Quanto al Csm, il senatore berlusconiano ha ribadito che Forza Italia auspicherebbe la costituzione di un organo disciplinare esterno, una sorta di Alta Corte incardinata in Cassazione e in grado di occuparsi di tutte le magistrature. I tecnici del ministero pensano piuttosto a cambiare la legge elettorale di Palazzo dei Marescialli per depotenziare ancora le correnti e magari introdurre una sorta di ‘quote rosa’. L’idea è quella di creare una sezione disciplinare specializzata con una quota di togati ad hoc, lasciando agli altri il resto delle pratiche e tornando dagli attuali 24 membri elettivi ai 30 precedenti. (Di Margherita Nanetti/ANSA)