Londra al setaccio per identificare John il jihadista

Pubblicato il 22 agosto 2014 da redazione

LONDRA. – Un medico dell’est di Londra. Suo fratello é partito per la Siria. Ma anche un ex rapper cresciuto nell’ovest della città e l’ex membro di una gang attratto dalla jihad. Si stringe il cerchio attorno ad una manciata di nomi ritenuti chiave dai servizi di sicurezza britannici nelle indagini a tappeto per individuare il jihadista noto come John, l’uomo con l’accento inglese che compare nel video della decapitazione di James FoleyLondra al setaccio per identificare John il jihadista. Il più ricercato del mondo al momento, i britannici devono trovarlo e sarebbero anche mobilitate le forze speciali della Sas, pronte ad intervenire per la cattura di questo nemico ‘cresciuto in casa’. Secondo fonti di intelligence citate dal Daily Telegraph, sembrerebbe esistere una lista di personaggi ritenuti cruciali per risalire all’identità dell’estremista. Sono i nomi di chi, già nel radar delle autorita’, potrebbe conoscere John, sapere dove si trova o addirittura in qualche caso si potrebbe sospettare che si tratti proprio di lui. E probabilmente si va per esclusione: si verifica e poi si depenna. C’é l’ex rapper dell’ovest di Londra, Abdel-Majed Abdel , 23 anni, partito per la Siria lo scorso anno. Il suo accento -scrive il giornale – sarebbe ritenuto simile a quello del presunto carnefice, così come la struttura fisica. Ma c’e’ anche un ex pusher, Aine Davis, che alla vita di periferia nell’ovest di Londra avrebbe preferito la Siria e la Jihad. Shajul Islam di 28 anni é invece un medico. Era stato arrestato nel 2012 ma poi scagionato. Si sarebbe recato più volte in Siria. Lui potrebbe conoscere, sapere, fornire indicazioni. Anche alla luce del fatto che suo fratello, Razul di 21 anni, si sospetta sia entrato nelle file dell’Isis. La mobilitazione di Scotland Yard, MI6 e MI5 é massima, ma non basta. Troppo tardi secondo alcuni: il governo avrebbe dovuto fare di più e soprattutto lo avrebbe dovuto fare prima. Il fenomeno della radicalizzazione nel Paese non e’ nuovo, non e’ una sorpresa e cosi’ montano le critiche per una mancata azione più risoluta a riguardo. Come promesso tra l’altro, poco più di un anno fa quando, in un pomeriggio di maggio, Londra sembrava sprofondata nel terrore: due giovani britannici di origini nigeriane convertiti all’Islam radicale avevano ucciso a colpi di machete un soldato, Lee Rigby, da poco rientrato dall’Afghanistan. Lo avevano fatto per strada, nel sud di Londra, davanti ai passanti, al grido di ‘Allah e’ grande’. Si erano filmati, le mani ancora insanguinate, urlando la loro rabbia contro l’Occidente. Il primo ministro in persona, David Cameron, ha promesso la stretta necessaria e misure adeguate per fronteggiare i rischi e il fenomeno. Oggi da più parti si sostiene che quell’attenzione sia poi andata scemando con il passare del tempo e che le misure annunciate non siano state adeguatamente attuate. Una fonte vicina all’intelligence si spinge oltre e al Guardian spiega di essere “pronto a scommettere” che il jihadista dall’accento britannico noto come John o gli altri due indicati come carcerieri di ostaggi stranieri fossero già da tempo nella lista dei servizi. (di Anna Lisa Rapanà/ANSA)

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