Il ministro degli Interni della Baviera, Roma ignora norme su rifugiati

ROMA. – Toni accesi e per molti versi sopra le righe quelli usati dal ministro degli Interni della Baviera, Joachim Hermann, nei confronti dell’Italia. Pomo della discordia, che purtroppo non si prevede di rapida soluzione, le richieste di asilo dei rifugiati che arrivano in Italia. Ebbene, ha tuonato il politico bavarese, l’Italia, “in molti casi intenzionalmente, non prende dati personali e impronte digitali dei rifugiati, per permettere loro di chiedere asilo in un altro Paese”. In serata è arrivata la replica del ministro Angelino Alfano, riferita però da fonti del Viminale, secondo le quali il titolare dell’Interno avrebbe opposto un british “no comment” alle accuse del politico tedesco. A ben vedere però gli accenti volutamente polemici da parte di Herrmann non sono mancati, visto che nella stessa dichiarazione è riuscito ad accusare il ministro italiano di “essere sfacciato”, visto che da una parte “lamenta l’alto peso derivante dall’arrivo” in Italia “dei rifugiati attraverso il Mediterraneo, mentre dall’altra non si cura di rispettare le disposizioni europee in materia d’asilo”. Ma Alfano ha ancora smorzato la polemica, spiegando – hanno riferito fonti del Viminale – che “si tratta di un ministro di Land e non di un ministro del Governo federale tedesco”. Tramite Facebook ha detto la sua anche il presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, Giorgia Meloni. “Voglio dire al ministro bavarese Hermann che i nostri militari, le nostre forze dell’ordine, i nostri medici, i nostri volontari e tutti coloro che quotidianamente si adoperano per affrontare in assoluta solitudine un’emergenza continentale, come quella dell’immigrazione, fanno del loro meglio. Se Hermann – ha aggiunto Meloni – ritiene che questo non sia sufficiente può sempre venire lui a dare una mano personalmente o può mandare qualcuno dei militari, delle forze dell’ordine, dei medici, dei volontari della sua ricca ed egoista nazione. Altrimenti l’unica parola che Hermann dovrebbe pronunciare rispetto al lavoro degli italiani è “grazie”. Al di là dello stile, le parole usate dal ministro bavarese della Csu potrebbero dare nuovo ossigeno alle polemiche ancora non sopite sui fatti degli ultimi giorni, facendo indirettamente da sponda alle decisioni assunte recentemente dall’Austria. Come ad esempio quelle di lunedì scorso, quando 22 siriani sono stati bloccati a bordo di un treno che stava superando la frontiera con l’Austria e fatti tornare al Brennero. Confermando così un modus operandi che tuttavia è dettato – e riguarda nello specifico tante altre persone, soprattutto di nazionalità siriana e eritrea, ma anche provenienti dal Sudan e Afghanistan – da quanto previsto dall’accordo di Dublino del 2003, che obbliga l’immigrato a rimanere nel Paese dell’area Schengen di primo arrivo. Una possibile soluzione, secondo quanto annunciato nei giorni scorsi dal capo del Dipartimento per l’immigrazione, Mario Morcone, sarebbe quella del “mutuo riconoscimento”, che darebbe la possibilità di concedere lo status di rifugiato con validità estesa a tutta l’area Schengen. Una sorta di passepartout europeo, quindi, su cui l’Italia potrebbe puntare al vertice Ue di novembre sull’immigrazione, cercando così di ottenere “una distribuzione più equa dei rifugiati”. Del resto, è tornato a spiegare il prefetto Morcone il 18 agosto a Salerno, in piena sintonia con Alfano: “l’Europa deve farsi carico con risorse e mezzi per quella che è diventata un’emergenza difficilmente sostenibile da un solo Paese”. Al momento sono circa 53 mila gli immigrati presenti nelle strutture di accoglienza italiane. Nel corso dell’ultimo anno a fronte di 35.420 richieste di asilo, ne sono state accolte 24.435.

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