Cuba: ossigeno per i cattolici, prima chiesa da Revolución

Pubblicato il 22 agosto 2014 da redazione

L’AVANA. – Il miglioramento dei rapporti fra il governo cubano e la gerarchia cattolica apre la via alla costruzione di una nuova chiesa nel Paese: le prima dalla Rivoluzione del 1959. Anzi, se non ci saranno intoppi, le chiese autorizzate dal potere castrista potrebbero essere alla fine anche due: dovrebbero sorgere a Pinar del Rio (ovest), ma soprattutto nella città simbolo di Santiago de Cuba (est), culla del popolare santuario di Nostra Signora della Carità del Cobre, patrona dell’isola caraibica, la cui immagine fu incoronata e benedetta da Giovanni Paolo II nello storico viaggio del 1998. Ufficialmente, il vertice ecclesiastico mantiene un profilo basso su queste iniziative. Interpellato dall’ANSA, monsignor Felix Perez, segretario della Conferenza episcopale cubana, ha glissato: “Non abbiamo dati su questi progetti, in particolare su quando potranno cominciare i lavori o su quali pratiche siano ancora in itinere e quali siano state già approvate”, ha osservato con cautela, pur senza smentire i progressi. Questa prudenza sembra dovuta al fatto che non tutti i permessi previsti per dare concretamente il via ai progetti sono al momento in tasca. Fausto Veloz, l’ingegnere responsabile del progetto di Santiago di Cuba, ha detto alla Bbc che delle cinque licenze necessarie per l’inizio dei lavori ne manca in effetti solo uno. Ma nessuna voce ufficiale della Chiesa ha voluto per ora confermare questa informazione. Il progetto di Santiago de Cuba è il più importante poiché la città è meta tradizionale di pellegrinaggi di cubani – mai cessati neppure negli anni del comunismo di Stato e nelle fasi di più intensa propaganda in favore dell’ateismo – sullo sfondo della diffusa devozione popolare riservata alla Nostra Signora del Cobre: lo stesso Ernest Hemingway, pur non essendo cattolico, regalò alla Vergine la medaglia del suo Premio Nobel, come omaggio e ringraziamento al popolo dell’isola, che aveva ispirato il suo capolavoro letterario ‘Il vecchio e il mare’. Per la chiesa di Santiago, si prevede fra l’altro di usare come materiale di costruzione le 25 tonnellate di travi di acciaio delle tribune erette per la visita alla città di Benedetto XVI, nel 2012, la seconda di un papa nell’isola. “Riutilizzare questo metallo significa mantenere vivo il ricordo di qualcosa di positivo per noi cattolici, dargli una vita nuova per le future generazioni”, ha spiegato Veloz. Dioniso Garcia Ibanez, arcivescovo di Santiago de Cuba e presidente della Conferenza episcopale cubana, aveva parlato per primo di questo progetto a giugno, durante una visita negli Usa in cui incoraggiò la collaborazione delle comunità cubane della diaspora per costruire nuove chiese visto che varie aree della sua diocesi non dispongono ormai più di luoghi di culto degni di questo nome. Tanto meno dopo che l’uragano Sandy ha distrutto nel 2102 la parrocchia di San Antonio Maria Claret. Questi ultimi passi segnano d’altronde una nuova tappa nella distensione fra il governo dei fratelli Castro e la Chiesa cattolica, avviatasi lentamente dal 1992 con la riforma costituzionale che ha ridefinito Cuba come “stato laico” e non più ateo. Una modifica giunta a suggellare la fine dell’ostilità dichiarata contro le istituzioni religiose: sfociata in passato – soprattutto negli anni ’60 – in persecuzioni, discriminazioni e nel sequestro di decine di beni ecclesiastici.

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