Gaza: ripartono gli sforzi per una tregua, ma la guerra continua

Pubblicato il 25 agosto 2014 da redazione

TEL AVIV – Mentre si rincorrono le voci di un nuovo cessate il fuoco mediato dall’Egitto, forse già nelle prossime ore, per Israele è stata la giornata record nel numero di razzi piovuti dalla Striscia di Gaza. Malgrado i raid che ancora continuano, a 50 giorni dall’inizio di un’operazione che nelle intenzioni avrebbe dovuto disinnescare la minaccia. Un’offensiva di 120 ordigni lanciati da Hamas sui villaggi vicino alla Striscia, nel Neghev occidentale, che ha spinto altre 400 famiglie, dopo le 300 dei giorni scorsi, a una fuga collettiva dalle case. Ma l’allarme è risuonato anche nel centro d’Israele, compresa l’area metropolitana di Tel Aviv. La guerra – che si configura sempre più di attrito – continua così senza sosta, pur se si rincorrono le indiscrezioni di tregue di nuovo a portata di mano. Una fonte egiziana, citata dal sito israeliano Ynet, ha detto dal Cairo: ”Ci stiamo avvicinando all’annuncio di un cessate il fuoco”. Mentre un membro della delegazione negoziale palestinese ha confermato che, pur non essendo stato ”ancora raggiunto un accordo”, ”il cessate il fuoco è vicino”. Fonti della Jihad islamica avevano fatto sapere che le fazioni palestinesi e Israele erano in vista di una tregua in modo da riavviare la trattativa al Cairo sulla mediazione egiziana; Hamas ha però ribattuto gettando acqua sul fuoco. Il responsabile di Hamas in seno alla rappresentanza palestinese incaricata dei colloqui indiretti con Israele, Mussa Abu Marzouk, ha infatti negato che vi siano progressi. ”Non c’è nessuna iniziativa per un cessate il fuoco”, ha insistito ad al Jazeera. Mentre altre fonti palestinesi hanno sottolineato di ”attendere ancora la risposta di Israele” al piano mediato dall’Egitto. In attesa di una svolta positiva nel conflitto, è appunto il confronto sul campo a dominare la scena. Mentre l’Iran evoca l’intenzione di consegnare nuove armi alle milizie palestinesi come rappresaglia per il volo di un drone spia israeliano che – stando quanto annunciato dai Guardiani della Rivoluzione – sarebbe stato intercettato e abbattuto dalla contraerea di Teheran sul sito nucleare di Natanz. Alla pioggia di razzi di Hamas e delle altre fazioni, Israele ha replicato sia con i raid (i morti secondo fonti palestinesi sarebbero almeno altri 12 nelle ultime 24 ore, circa 2.120 in totale) sia con le “esecuzioni mirate”. L’esercito ha confermato di aver condotto questo tipo di azione quando un razzo ha centrato un’automobile in transito a Gaza City. All’interno, secondo la radio militare, viaggiavano due miliziani di un gruppo locale noto come Esercito dell’Islam che sarebbero stati impegnati nell’organizzazione di un attentato. In un’altra operazione, l’aviazione israeliana, con un razzo di avvertimento sparato da un drone sul tetto, ha di fatto intimato agli abitanti di un edificio di sette piani vicino al porto di Gaza di sgomberare subito l’edificio in pronto di essere colpito. Fonti sul posto hanno riferito della fuga precipitosa degli inquilini e ai giornalisti stranieri presenti negli alberghi vicini è stato consigliato dagli abitanti di tenersi a distanza di sicurezza. Se a Gaza la situazione continua a essere pesante dal punto di vista umanitario, il conflitto con Hamas – unito al rallentamento dell’economia mondiale – comincia intanto ad avere un impatto anche su Israele. Tanto da spingere il governatore della Banca Centrale, Karnit Flug a ridurre, per la seconda volta in un mese, i tassi d’interesse. (Massimo Lomonaco/Ansa)

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