Ucraina: tank russi hanno sconfinato. Mosca, nuovi aiuti

MOSCA. – Kiev denuncia l’ennesimo presunto sconfinamento russo, questa volta una colonna di blindati “camuffati” con insegne separatiste nella città portuale meridionale di Mariupol. Mentre Mosca smentisce e annuncia l’invio in settimana di un secondo convoglio umanitario a Lugansk, martoriata roccaforte dei ribelli filorussi insieme a Donetsk, nell’est del Paese. Notizie che aumentano la tensione alla vigilia del probabile incontro – il Cremlino ”non lo esclude” – tra il presidente russo Vladimir Putin e quello ucraino Petro Poroshenko, a margine del summit di Minsk tra Ue-Ucraina-Unione doganale (Russia-Bielorussia-Kazakhstan). Kiev sostiene che le guardie di frontiera ucraine abbiano fermato una colonna di una decina di blindati (30 secondo altre fonti) vicino a Novoazovsk, ad una decina di km dalla frontiera russo-ucraina, diretti verso Mariupol, città che i governativi hanno sottratto ai separatisti nei mesi scorsi. ”E’ un tentativo da parte delle truppe russe, camuffate da miliziani del Donbass, di aprire una nuova area di confronto militare”, ha tuonato il portavoce militare ucraino Andrii Lisenko, anche se lo Stato maggiore di Kiev ammette una ”intensificazione dell’azione del nemico”, ossia la ”controffensiva” rivendicata dai ribelli. Il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov peraltro nega ogni coinvolgimento: ”La disinformazione sulla nostra ‘invasione’ non manca”, ironizza. Il capo della diplomazia di Mosca preferisce usare la tribuna di una conferenza stampa per annunciare un secondo carico di aiuti umanitari a breve, dopo averne già informato le autorità ucraine, nella speranza di una maggiore cooperazione dopo le polemiche per il primo convoglio. Mosca intende continuare ad sostenere le popolazioni civili dell’est ucraino, spiega Lavrov, evocando i ”crimini di guerra” dell’esercito, dopo i bombardamenti degli ultimi giorni delle città assediate dai governativi e le numerose immagini di obiettivi civili colpiti, e il rischio di ”pulizia etnica” della popolazione russofona dell’Ucraina orientale. Glissa invece sulle immagini che hanno fatto il giro del mondo, quelle dei prigionieri di guerra messi alla berlina dai ribelli a Donetsk: ”Ho visto le immagini della parata. Non ho trovato nulla che ricordi una umiliazione”, assicura, ammonendo che in ogni caso è materia da avvocati. Kiev è ”sdegnata”, ma tiene a precisare che dal suo punto di vista ”non si tratta di prigionieri di guerra”, bensì di ”ostaggi”. Anche gli esperti dibattono se si sia trattato di una violazione o meno della convenzione di Ginevra, come accusa l’ong Hrw, e se eventualmente il crimine è perseguibile dalla corte penale internazionale. Ma la terribile umiliazione resta. Come restano i morti, da ambo le parti tra i combattenti, con i civili in mezzo uccisi da bombardamenti che ormai non risparmiano più ospedali né carceri né chiese. Poroshenko ha anticipato che vuole parlare di pace a Putin, ma sembra difficile trovare una exit strategy che salvi l’integrità territoriale dell’Ucraina e la faccia al leader del Cremlino. Per questo nessuno si attende svolte a Minsk. (Claudio Salvalaggio/Ansa)

 

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