Gaza: accordo per la tregua dopo 50 giorni di guerra

Pubblicato il 26 agosto 2014 da redazione

TEL AVIV. – La guerra a Gaza dopo 50 giorni è finita: l’Egitto è riuscito con un indubbio successo diplomatico (laddove altri hanno fallito) a mettere d’accordo Hamas e Israele per un cessate il fuoco “illimitato”. E dalle 18 italiane le armi hanno cominciato a tacere dopo una giornata che ha segnato, anche dopo quell’ora, un fitto lancio di razzi dalla Striscia sui villaggi nei pressi della frontiera con l’enclave palestinese. L’ultima vittima è stato un israeliano centrato da un colpo di mortaio, mentre i raid di risposta dello Stato ebraico hanno fatto tre morti a Gaza. L’accordo – annunciato da Hamas e confermato a nome dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) dal presidente Abu Mazen con un messaggio tv – ha posto fine alla più lunga operazione di Israele nei confronti della Striscia, cominciata lo scorso 8 luglio dopo il continuo lancio di razzi da Gaza. Entro un mese – ha rivelato il ministro degli Esteri egiziano – le parti si rivedranno al Cairo per proseguire le trattative indirette su tutti i temi, con l’obiettivo di arrivare ad un’intesa politica più vasta e comprensiva. Ma in questo lasso di tempo – secondo le prime indiscrezioni – Israele dovrebbe aprire i suoi confini con Gaza – oltre quello egiziano di Rafah, con la possibile supervisione delle forze di sicurezza del presidente Abu Mazen – in modo da consentire l’ingresso agli aiuti umanitari e per la ricostruzione della Striscia. Accordo anche sull’estensione da tre a sei delle miglia marine in cui sarà consentita la pesca per i navigli di Gaza. Ovviamente l’intesa prevede che non un razzo dovrà cadere su Israele. L’appuntamento decisivo sarà però tra 30 giorni: lì si misureranno la principale richiesta israeliana, quella di smilitarizzare la Striscia, e quella delle fazioni palestinesi, con in testa Hamas, di un aeroporto, di un porto e della possibilità di spostamento maggiore per i cittadini di Gaza. Temi tutti particolarmente difficili, visto come sono andate le trattative finora. Fatto sta che però il risultato raggiunto dall’Egitto di Sisi è un successo inequivocabile che diventerebbe ancora più vistoso se le parti raggiungessero un’intesa politica definitiva. Se da parte di Israele al momento non ci sono commenti ufficiali al cessate il fuoco, da Gaza – dove ci sono state scene di giubilo per strada all’annuncio della tregua – Hamas canta vittoria. “La nostra resistenza armata – ha detto il portavoce della fazione Sami Abu Zuhri – ha ottenuto ciò che le armate arabe non hanno raggiunto. Questo debole assediato popolo ha sconfitto il più grande esercito del Medio Oriente”. In Israele i consigli comunali delle cittadine vicine alla Striscia – le più bersagliate dai razzi – si sono detti contrari all’accordo, che giudicano “una resa al terrorismo”. Molti di loro hanno minacciato di non fare ritorno alle case abbandonate in queste settimane a causa della guerra. Questo potrebbe essere uno dei problemi che dovrà affrontare il governo del premier Benyamin Netanyahu nel gestire l’accordo. Qualunque sia la valutazione sull’esito del conflitto – con oltre 2.130 vittime da parte palestinese e 64 soldati più cinque civili in Israele – l’intesa è stata salutata da un sospiro di sollievo da più parti: gli Stati Uniti, ha affermato Jen Psaki, portavoce del Dipartimento di Stato, esprimono “sostegno totale”. Il ministro degli Esteri Federica Mogherini ha detto che “ora è necessario che israeliani e palestinesi avviino al più presto negoziati per una tregua duratura e un’intesa politica che porti finalmente a una soluzione stabile del conflitto”. In questi 50 giorni di guerra su Israele sono caduti – secondo l’esercito – 4.562 razzi e colpi di mortaio, mentre l’aviazione israeliana ha attaccato 5.262 obiettivi a Gaza. E in Israele non tutti sembrano d’accordo con il cessate il fuoco. (Massimo Lomonaco/Ansa)

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