Strage infinita nel Canale di Sicilia: 24 morti e 100 dispersi

Pubblicato il 26 agosto 2014 da redazione

AUGUSTA (SIRACUSA). – La tragedia non fa sconti: sarebbero almeno un centinaio le vittime dell’ultimo naufragio, il terzo nel giro di tre giorni, avvenuto nel Canale di Sicilia. Le unità della Marina militare italiana e della Guardia Costiera hanno recuperato, a poche miglia dalle coste libiche, 24 cadaveri (tra cui anche sette donne e un neonato), ma secondo i racconti dei 364 sopravissuti sono oltre cento i dispersi. Una strage infinita, il cui bilancio viene aggiornato continuamente con il passare delle ore. Nel primo pomeriggio le salme sono arrivate nel porto di Augusta (Siracusa), sulla stessa banchina dove poco prima erano sbarcati i 364 superstiti dello stesso barcone e poco dopo un altro centinaio di migranti, raccolto qua e là dalle unità impegnate nell’operazione Mare nostrum in questo pezzo di Mediterraneo dove da un ventennio – ma mai con questa intensità – sciamano vita e morte, dolore e speranza. Dall’inizio dell’anno, secondo un bilancio dell’Unhcr, quasi 1.900 persone sono morte mentre cercavano di raggiungere via mare l’Europa, 1.600 dall’inizio di giugno. Complessivamente, gli arrivi sono stati 124.380, di cui ben 108.172 in Italia (al 24 agosto) tra i quali almeno 14 mila minori di cui 8.600 non accompagnati. Da Augusta – doppiato Portopalo di Capo Passero, dove lo Ionio diventa Mediterraneo – a Pozzallo (Ragusa), è ancora la morte a tenere banco. Qui cominciano ad emergere i raccapriccianti dettagli di un’altra tragedia, quella che sabato scorso ha fatto 18 vittime a 120 miglia a sud-est di Lampedusa, dove la nave Sirio della Marina militare ha messo in salvo 73 persone trovate a bordo di un gommone in avaria, salpato – secondo le testimonianze rese dai sopravvissuti alla polizia – con oltre 100 persone. Basta fare due conti per capire che almeno una dozzina di persone mancano all’appello. Quel gommone era guidato da un diciannovenne gambiano, Gibril Jammeh, arrestato dalla polizia grazie alla testimonianza dei superstiti. Agli investigatori che l’hanno interrogato ha detto che era senza soldi e aveva barattato con i mercanti libici il suo viaggio verso l’Italia, offrendosi di guidare l’imbarcazione. I superstiti hanno raccontato alle forze dell’ordine di essere stati picchiati dai libici con una spranga di ferro mentre salivano a bordo. Qualcuno è stato trascinato sulla barca con la testa sanguinante, non si sa se svenuto o già morto. Raggelante la versione dello scafista: “Il sovraffollamento non mi ha permesso di verificare se alcune persone avevano assunto determinate posizioni (supina o prona) solo per dormire o perché morte”. Almeno due, secondo i medici legali, le persone decedute prima di salpare. Qualche ora dopo l’inizio della traversata, quando la prua del gommone si è afflosciata, “molti sono caduti in acqua – ha detto lo scafista – alcuni non sono più riemersi. Qualcuno ha svuotato le taniche di benzina che erano a bordo per assicurarsi un appiglio se fosse caduto in acqua, ma il carburante è finito all’interno del gommone”, dove sul fondo c’erano alcuni migranti esausti che, come riscontrato dai medici, sono morti soffocati da quel misto d’acqua e benzina, dopo essere svenuti, con ogni probabilità, per le esalazioni del carburante. Intanto, le operazioni di soccorso vanno avanti senza sosta. Stamane a Pozzallo buona parte dei superstiti del naufragio di domenica scorsa è stata portata via per far posto alle 440 persone in arrivo stasera sul mercantile inglese Aquila. Tra di loro anche cento palestinesi, in fuga dalla striscia di Gaza, e numerose famiglie composte da profughi siriani. E se per i vivi un posto si trova, per i morti non c’è più spazio nei cimiteri e i sindaci si affannano a trovare qualche loculo qua e là, distribuendo tra i diversi comuni della Sicilia le vittime di questa “strage infinita”. (di Francesco Terracina/ANSA)

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