“Sultano” Erdogan é il presidente della nuova Turchia

ANKARA. – Nonostante gli scandali, le accuse di autoritarismo e di corruzione, il ‘sultano’ di Ankara Recep Tayyip Erdogan è diventato il nuovo presidente turco, con nelle mani la maggiore concentrazione di potere dai tempi del padre della patria Mustafa Kemal Ataturk, che fondò la Turchia moderna sulle rovine dell’Impero Ottomano nel 1923. Erdogan, 60 anni, da 12 alla guida del paese quale capo del governo, ha annunciato prendendo le sue nuove funzioni a Palazzo Cankaya, il Quirinale turco ad Ankara, la nascita di una ‘Nuova Turchia’. “L’era della Vecchia Turchia è finita” ha detto nella cerimonia del passaggio dei poteri con il predecessore Abdullah Gul. L’opposizione ha boicottato la cerimonia di insediamento e prevede tempi difficili nel nuovo ‘Erdoganistan’, una nuova stretta autoritaria, l’accelerazione di quella che i detrattori vedono come una ‘reislamizzazione’ del paese. Il ‘sultano’ non ha nascosto di voler mantenere il controllo delle redini del Paese nelle nuove funzioni, sperando che il suo partito islamico Akp conquisti alle politiche del 2015 una maggioranza dei due terzi che gli consentirebbe di cambiare la costituzione e di imporre formalmente un regime presidenziale forte. Intanto Erdogan prevede di assorbire di fatto buona parte dei poteri del capo del governo in nome della legittimazione che gli ha conferito l’elezione al primo turno alle presidenziali del 10 agosto, le prime a suffragio diretto nella storia del paese. Il nuovo presidente turco ha scelto un premier, già definito ‘marionetta’ dal capo dell’opposizione Kemal Kilicdaroglu, che non gli farà ombra: il fedelissimo Ahmet Davutoglu, ministro degli esteri uscente, teorico della linea di influenza ‘neo- ottomana’ che la Turchia erdoganiana ha portato avanti negli ultimi anni. Il quotidiano Zaman ha scritto che Davutoglu sarà il ‘Gran Visir’ del capo dello stato e della ‘Nuova Turchia’. I due uomini sono grandi ammiratori del passato ottomano del paese. Il primo gesto di Erdogan dopo l’annuncio della vittoria alle presidenziali era stato di recarsi a pregare nella storica moschea di Istanbul, dove i sultani si insediavano in passato nuovi signori dell’Impero. Davutoglu, 55 anni, il ‘professore’ islamico conservatore scelto da Erdogan come suo successore anche alla guida del partito Akp, ha già chiarito che con il presidente non ci sarà la minima divergenza. Annuncerà nei prossimi giorni la composizione del nuovo governo. C’è attesa per il suo successore agli esteri: si parla del capo dei servizi segreti del Mit Hakan Fidan, altro fedelissimo di Erdogan, l’uomo che ha pilotato dietro le quinte quella che le opposizioni contestano come “la disastrosa politica siriana” della Turchia, imputandole di aver contribuito a far dilagare glii jihadisti dell’Isis. Dovrebbe restare invece al suo posto il titolare dell’economia Ali Babacan, per rassicurare gli investitori stranieri. Circa 90 delegazioni estere hanno assistito all’unzione del 12mo presidente turco, ma poche di alto livello. Barack Obama è stato rappresentato da un incaricato d’affari, mentre Matteo Renzi ha inviato il viceministro degli esteri Benedetto Della Vedova. Nessun capo di stato o di governo occidentale si è spostato. Una conferma, per l’opposizione, della caduta d’immagine internazionale del ‘sultano’ turco dopo la repressione dei ragazzi di Gezi Park e gli scandali. (Francesco Cerri/Ansa)

 

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