La sfida di Mogherini, la politica estera europea che non c’è

Pubblicato il 30 agosto 2014 da redazione

ROMA. – La politica estera che non c’è: è questa la prima sfida del nuovo capo della diplomazia dell’Unione. Di fronte alle crisi e alle guerre che lambiscono i confini dell’Europa, Federica Mogherini deve ripartire dall’inizio e dare ai Ventotto quella voce unica che la baronessa Ashton non è riuscita né a esprimere né a tentare di costruire. “Siamo in un momento molto complicato e molto triste sul piano internazionale. Mai come oggi si sono concentrati attorno all’Europa crisi e conflitti, per cui è fondamentale che l’Ue abbia un ruolo”, ha detto proprio oggi Mogherini prima dell’ ‘investitura’ ufficiale del Consiglio europeo. La giovane Lady Pesc, alla quale molti – nelle cancellerie dell’Ue e sulla stampa estera – hanno rimproverato la scarsa esperienza internazionale, in realtà ha cominciato a lavorare già da titolare della Farnesina anche a nome dell’Unione grazie al semestre Ue. E nell’immediata vigilia dell’inizio della tornata di presidenza dell’Italia, in un viaggio a Copenaghen a fine giugno, ha chiarito di voler lavorare perché il semestre sia “l’avvio di una nuova stagione per l’Europa”, proponendo “un nuovo metodo” sotto il profilo delle dinamiche interne ma anche rispetto a una proiezione internazionale che in passato ha faticato assai a prendere forma. Ora l’opportunità è di quelle che possono diventare storiche, con un’orizzonte temporale di cinque anni. I fronti sono tanti. A partire dall’Ucraina, che non riesce a trovare una coesistenza con la Russia, e dal Medio Oriente in fiamme, con la sfida del terrorismo che minaccia anche l’Europa. Esattamente le due missioni che Mogherini ha scelto di fare da quando è presidente del semestre. Difficile la prima, per il delicato equilibrio dei rapporti di Italia ed Europa con Mosca anche sul fronte degli approvvigionamenti energetici. Quasi impossibile la seconda, dove la ricerca di una soluzione si scontra con un puzzle di attori regionali dagli interessi divergenti. Ma il neo capo della diplomazia europea ha già dimostrato di non avere paura ad esporsi. Il curriculum, Mogherini – classe 1973 -, ce l’ha. Dalla tesi di filosofia politica sul rapporto tra religione e politica nell’Islam, fatta durante l’Erasmus a Aix-en-Provence, al lavoro nel Dipartimento Esteri del Pd di cui poi è diventata responsabile. I dossier che ha seguito in particolare negli anni di lavoro al partito sono quelli che oggi creano i problemi maggiori all’evanescente politica estera europea e che hanno bisogno di un’azione concreta da parte di Bruxelles. Oltre al Medio Oriente e al Mediterraneo, l’Iraq, l’Afghanistan. Ma anche la presidenza della delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato e il lavoro con il Consiglio interparlamentare dell’Alleanza con l’Ucraina, dove ha maturato contatti ed esperienze che possono risultare preziosi. Mogherini, già prima di diventare ministro degli Esteri, si era occupata dei rapporti con i Democratici americani. E in tempi di trattativa per l’accordo di libero scambio Ue-Usa, l’esperienza non è affatto da trascurare. (di Eloisa Gallinaro/ANSA)

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